Nella dichiarazione universale sugli archivi dell’International Council on Archives si legge: “l’accesso agli archivi arricchisce la nostra conoscenza della società umana, promuove la democrazia, tutela i diritti dei cittadini e migliora la qualità della vita”, gli addetti al settore tuttavia ben conoscono la difficoltà di veicolare questa preziosa dichiarazione politica fuori dal proprio ambito, nella coscienza collettiva.

Porta d’Europa di Mimmo Paladino a Lampedusa

Nella dichiarazione universale sugli archivi dell’International Council on Archives si legge: “l’accesso agli archivi arricchisce la nostra conoscenza della società umana, promuove la democrazia, tutela i diritti dei cittadini e migliora la qualità della vita”, gli addetti al settore tuttavia ben conoscono la difficoltà di veicolare questa preziosa dichiarazione politica fuori dal proprio ambito, nella coscienza collettiva.

Gli archivi possono e devono dimostrare di poter giocare un ruolo attivo non solo in qualità di contenitori-fonti per la storia, ma anche come promotori dello sviluppo stesso della società.

L’AMM , Archivio delle Memorie Migranti, nasce nel 2008 a Roma proprio con questo obiettivo: è archivio per la storia del processo migratorio in atto nel nostro paese, ma anche e soprattutto associazione per la diffusione di buone pratiche di educazione interculturale, una realtà capace di dimostrare come le parole ICA non siano una velleitaria formula retorica. Esempio ulteriormente prezioso, se si considerano le implicazioni che temi quali immigrazione, cittadinanza, democrazia, razzismo, quotidianamente oggi, accendono gli animi nell’arena politica, dei cittadini sui social network e dei massmedia nazionali ed internazionali.

Affinché argomenti tanto delicati possano essere affrontati con l’approfondimento e la cautela che richiedono, è necessario arricchire il dibattito di fonti alternative e di nuove voci. L’AMM realizza questo lavoro attraverso un gruppo di ricercatori, registi, operatori sociali, migranti e non che producono e raccolgono testimonianze orali, scritte, audio e video, a disposizione di tutti. Interviste, autonarrazioni, approfondimenti, reportage fotografici e molto altro ancora raccontano la migrazione, la più o meno difficile integrazione nel paese di arrivo, il confronto tra culture.

Testimonianze che diventano anche strumenti da ‘calare sul territorio’: con il progetto educativo “A scuola dell’altro”, ad esempio, l’associazione propone attività laboratoriali nelle scuole primarie e secondarie e favorisce lo sviluppo del pensiero critico in classe e l’acquisizione di strumenti per una lettura consapevole delle rappresentazioni offerte dai media. Ma sono tante altre ancora le iniziative e le sinergie di cui l’archivio si fa promotore, come quella con l’Archivio Storico Lampedusa e la creazione sull’isola di un Museo Diffuso delle Migrazioni.

L’Italia è da anni al centro di un processo migratorio molto intenso, da qui la necessità di raccogliere fonti, tracce e testimonianze in grado di rappresentare tale fenomeno storico. Un prezioso lavoro che l’AMM porta avanti, riprendendo e parole di Alessandro Triulzi presidente dell’AMM, con ”attenzione, sensibilità, capacità di ascolto, partecipazione”.

Navigare nel sito di questo archivio apre nuove prospettive, consente forse di rispondere in modo più consapevole alle domande che i promotori si pongono e ci pongono attraverso le parole dell’artista francese Julie Polidoro : “La mia appartenenza ad un territorio cambia nel tempo, o è fissa? Al di là delle varie nazioni di appartenenza, abbiamo un territorio comune?”

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