Gli archivi degli altri. Gli istituti archivistici nel Mondo davanti alla pandemia #igiornidellapandemia

Nei complicati giorni che stiamo vivendo, durante i quali le istituzioni culturali italiane sono impegnate in un’inesausta attività comunicativa e performativa senza precedenti, vale la pena alzare lo sguardo e osservare come nel Mondo gli istituti archivistici centrali hanno affrontato e stanno ancora affrontando, gli esiti della pandemia e le restrizioni alle normali attività che buona parte dei governi hanno istituito per contenere il contagio.

Senza alcuna pretesa di completezza, e avendo ben presente che le notizie raccolte sono più la rappresentazione che le istituzioni hanno voluto dare di se stesse durante l’emergenza rispetto alla reale capacità di agire in una situazione così complessa, i casi forniscono un’idea almeno approssimativa di come gli istituti archivistici nazionali abbiano risposto alla crisi.

Per ogni istituto è stato preso in considerazione il sito istituzionale e l’attività sui social network.

La prima notizia, per quando possa sembrare ovvia, è che gli archivi sono chiusi. Probabilmente dalla fine della Seconda guerra mondiale non era mai avvenuta una chiusura tanto estesa al pubblico di tutti gli istituti archivistici (così come di tutte le principali istituzioni culturali) contemporaneamente nel Globo.
La seconda notizia è che, nel mondo iper-connesso e iper-comunicativo in cui viviamo, gli stessi archivi si sono trovati a doversi confrontare con l’impossibilità di svolgere una delle loro funzioni primarie - il servizio di consultazione - e, parallelamente, con la necessità, o la costrizione, di dover comunicare direttamente con gli utenti attraverso la Rete.

Nella nostra indagine abbiamo preso in considerazione:

  • The National Archives, Regno Unito
  • National Archives and Records Administration, Stati Uniti d’America
  • Archive nationales, Francia
  • Bundesarchiv, Germania
  • National Archives Administration of China, Cina

 

The National Archives, Regno Unito

Il 26 marzo con una nota sul sito istituzionale (We have decided, for the wellbeing of our visitors, staff, volunteers and suppliers, to close The National Archives until further notice.) i National Archives chiudono al pubblico, sospendono le attività didattiche e limitano tutte le normali attività istituzionali. La nota precisa in modo esplicito le decisioni prese:

Unaffected services:

Our website, including research guides, blogs, podcasts, learning resources and online exhibitions
Discovery, our online catalogue and digital home of our collections
Online education sessions and resources
Commercial image library

Suspended services:

Reader’s ticket requests
Advance/bulk document orders
Paid search
Record copying
Event, tours, group and school visit bookings for dates to the end of June 2020
Library book reservations
Online shop

Services experiencing delays:

Freedom of Information (FOI) requests
Naturalisation certificate requests

La nota prosegue con un lungo elenco di FAQ su cosa comporta la sospensione della attività e cosa gli utenti possono ottenere scrivendo all’istituto.

Sui canali social, in particolare sul profilo Facebook e su quello Instagram, dell’istituto sono iniziate due attività parallele, la pubblicazione regolare di documenti e informazioni per accedere alle digital library, la messa a disposizione di contenuti gratuiti da scaricare (sopratutto per le attività con le scuole) e una comunicazione più attiva dei progetti di collaborazione per la trascrizione, il riconoscimento e il tag delle risorse digitalizzate.

 

National Archives and Records Administration, Stati Uniti d’America

Il 13 marzo sul sito istituzionale viene pubblicata una prima nota che avvisa gli utenti della chiusura delle sale studio (The National Archives is committed to the health and safety of our visitors and staff. We are closely monitoring the situation regarding COVID-19, and we are working with public health officials and our counterpart agencies to monitor and respond to the evolving conditions and following CDC guidelines.). Immediatamenete dopo I National Archives sospendono le attività istituzionali, le visite e il servizio di riproduzione e digitalizzazione. Le attività di ricerca a distanza e le richieste legate al FOIA sono ancora attive ma viene dichiarata la possibilità di ritardi nell’evasione delle stesse.
Il 20 marzo viene aggiornata la nota per via della notizia di un possibile contagio avvenuto all’interno della sede di Washington DC.
Il 27 marzo viene pubblicata una lunga lettera del direttore dei National Archives, David S.Ferriero, che illustra la situazione e fornisce un esteso elenco delle risorse online disponibili ai ricercatori e delle attività di collaborazione, in particolare Citizen archivist, alle quali i cittadini statunitensi possono accedere sui siti web collegati ai National Archives.

Parallelamente all’attività sui siti web, l’intero sistema di pagine e profili social del NARA, si è attivato, in realtà proseguendo l’attività ordinaria, pubblicando regolarmente contenuti, video didattici e puntando molto sulla dimensione collaborativa del progetto Citizen archivist (ne abbiamo parlato qualche anno fa).

 

Archives nationales, Francia

Il 13 marzo viene pubblicata una nota sul sito istituzionale che informa della chiusura completa di tutti gli istituti collegati agli Archivi (Les Archives nationales sont totalement fermées au public et toutes les manifestations sont suspendues jusqu'à nouvel ordre.). L’intera attività di ricerca viene sospesa e le richieste evase solo per quanto riguarda la possibilità di accesso online da parte del personale.  Inoltre vengono sospese tutte le attività legate alle richieste di cittadinanza fino alla riapertura.
Dopo tale nota non sono state pubblicate altre informazioni sul sito istituzionale.

Dal 13 marzo la pagina Facebook delle Archives nationales ha proseguito l’opera di pubblicazione di documenti e notizie riguardanti le collezioni digitalizzate, disponibili per la ricerca online, e note di aggiornamento come la notizia della donazione da parte del sistema archivistico francese di mascherine e guanti al sistema sanitario.

 

Bundesarchiv, Germania

Gli Archivi federali tedeschi hanno seguito le linee guida del governo federale comunicando sul sito istituzionale la semplice sospensione dei servizi di sala studio a partire dal 13 fino al 16 marzo, per poi aggiornare tale situazione a data da destinarsi. Non si fa menzione del Coronavirus ma solo della “attuale emergenza sanitaria” e dalle note pubblicate pare che le attività di ricerca a distanza, seppur con possibili ritardi, siano ancora attive.

L’istituto non ha profili social, se non un canale Twitter sul quale vengono semplicemente riportati le news presenti anche sul sito istituzionale.

 

National Archives Administration of China, Cina*

*(chi scrive non conosce il Cinese e si è avvalso della traduzione fornita da GoogleTranslate)

In questo caso il sito istituzionale ha pubblicato un vero e proprio diario di quanto stava accadendo nella provincia di Hubei e in particolare a Wuhan, seguendo due linee principali: l’aggiornamento sulle attività del personale archivistico e alcuni interventi sul ruolo che gli Archivi nazionali hanno avuto nella gestione dell’emergenza sanitaria.

I “diari archivistici” del personale degli archivi provinciali (in particolare Combattere l'epidemia: un "diario" di prima linea di un archivista nel Hubei) illustra come essi, dopo la chiusura degli istituti culturali, siano stati impegnati direttamente nelle attività ausiliarie di contenimento del contagio e  nell’assistenza alla popolazione (dalla consegna di beni di prima necessità alla donazione di libri).
Le notizie sulle attività istituzionali, invece, riportano come gli Archivi nazionali abbiano partecipato attivamente nel recupero di piani e progetti per la realizzazione dei nuovi ospedali d’emergenza costruiti a Wuhan e nella realizzazione di un sistema di gestione documentale per le informazioni sanitarie e la condivisione di studi e ricerche sulla diffusione del virus.

In uno degli articoli che ripercorrono la vicenda è interessante notare come venga riportata una dichiarazione dello stesso Xi Jinping: “Il segretario generale Xi Jinping ha sottolineato che il lavoro archivistico è un compito molto importante, poiché esso è un attività essenziale: l'esperienza può essere sintetizzata, le leggi possono essere riconosciute, la storia può essere continuata e gli obiettivi possono essere riconosciuti e raggiunti. Nel processo di costruzione di una società prospera, il lavoro archivistico sta mettendo in luce un ruolo sempre più importante.”

Gli Archivi nazionali cinesi non possiedono profili social.

 

Se, da un certo punto di vista, ogni istituto centrale preso in esame ha sostanzialmente replicato secondo la sua pertinenza le rispettive direttive nazionali per il contenimento del contagio e la sicurezza di utenti e personale, è importante notare come nell’autonomia scientifica e organizzativa di ciascuno di essi, soprattutto nelle comunicazioni verso l’esterno, si possa intravedere l’autorappresentazione e l’idea del ruolo che le istituzioni archivistiche vogliono, o vorrebbero, veicolare.

Dalla necessità di spiegare precisamente i servizi ancora attivi, dalla scelta di informare sulla donazione di dispositivi ai sistemi sanitari o all’inverso di non fare nulla di particolare, a quella di attivare servizi di didattica a distanza o di collaborazione con gli utenti, fino alla volontà di narrare ciò che avviene per accreditarsi agli occhi esterni, le istituzioni archivistiche degli altri Paesi stanno cercando di ritagliarsi un ruolo nuovo nell’emergenza sanitaria.
Ruolo in cui il web e i social network, per ovvie ragioni pratiche (ma con la mancanza di un approccio critico all’utilizzo pubblico di strumenti privati), sono diventati il principale mezzo per raggiungere gli utenti e aprire con essi un dialogo, solo apparentemente, non mediato e diretto.

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