Proteggere gli archivi. Approfondimenti sulla lotta antitermitica in Italia

In un precedente articolo pubblicato da «Il Mondo degli Archivi» si è argomentato della lotta antitermitica intrapresa in Italia dalla Commissione interministeriale istituita nel 1952, grazie all’approvazione dell’allora Ministero della pubblica istruzione (il ministro era Antonio Segni, 26 luglio 1951-7 luglio 1953, sotto il Governo De Gasperi VII). Tale lotta, voluta fortemente da Alfonso Gallo − fondatore del Regio Istituto di patologia del libro (r.d. 13 settembre 1940, n. 1444) −, e volta a combattere l’espansione di questi temibili nemici dei documenti (dei libri e di altro), fu avviata dalla fine degli anni Trenta sino alla metà degli anni Sessanta.

L’Istituto di patologia del libro raccolse e produsse, nel tempo, numerose immagini relative a questa problematica che sono andate a costituire un fondo di circa 5.000 fototipi, tra negativi e positivi alla gelatina ai sali d’argento. Rilevante dal punto di vista scientifico, il fondo comprende – in larga parte − immagini significative che hanno come soggetto le infestazioni da termiti, i danni recati ai manufatti e la lotta intrapresa per debellarli.

Fu istituita una apposita commissione proprio per questi insetti per via della loro alta pericolosità, in quanto possono arrecare seri danni sia alle strutture lignee degli edifici scavando gallerie all’interno di pali di sostegno, di travi e tavole sia ai cimeli conservati, come appunto i documenti archivistici. A tal proposito è opportuno delineare brevemente le caratteristiche salienti di questi esapodi (dal lat. scient. hexapoda, comp. di hexa- “esa-ˮ e dal gr. πoύς, πoδός “piede”). Si tratta di un Ordine, cioè di una categoria sistematica (come viene definita in biologia). Più precisamente indicato come Isotteri (Isoptera Brullé, 1832). Questo Ordine è costituito da più di 2.600 specie che capaci di vivere in gruppi organizzati vengono definiti eusociali (dal gr. εὖ “buono” e dal lat. sŏcĭālis), termine che qualifica le relazioni tra individui della stessa specie. In etologia – branca scientifica che studia il comportamento animale – l’eusocialità costituisce la forma più elevata di socialità animale che si possa riscontrare.
Al mondo sono numerosissime le specie di termiti, sul territorio italiano se ne riscontrano ricorrentemente tre: Reticulitermes lucifugus, Kalotermes flavicollis e Cryptotermes brevis. La prima causa gravi attacchi alle strutture lignee di archivi (e biblioteche) e conseguentemente ai materiali ivi conservati, la seconda – che si distingue per una caratteristica fascia giallastra, detto pronoto, presente nella sezione del corpo direttamente dietro la testa – (v. immagine di presentazione che mostra un esemplare alato di K. flavicollis catturato in un locale d’archivio; fotografia allo stereomicroscopio di Sergio Lucretti, ENEA - C.R. Casaccia) raramente invade gli edifici e i manufatti presenti, la terza pericolosissima per i manufatti lignei. Dalle analisi genetiche ulteriori altre specie si separano da queste appena citate.

Quindi, la specie che può interessare e far preoccupare maggiormente gli archivi è Reticulitermes lucifugus. La sua pericolosità è dovuta al fatto che utilizza la cellulosa e la lignina di cui sono costituiti i materiali cartacei. Responsabile della degradazione dei materiali è in effetti il microbiota (termine scientifico corretto per descrivere la comunità microbica) intestinale presente nella termite. Inoltre, R. lucifugus è una specie che non mostra il suo danno in quanto “lavora” al buio, all’interno di un faldone, di un libro o di un altro manufatto conservato in un archivio, poiché rifugge la luce, come indica il nome stesso lucifuga (dal lat. lūcǐfugŭs “che evita la luce”). Tipicamente i danni determinati da questo deteriogeno non si evidenziano all’esterno ma all’interno di un manufatto e resta difficile accorgersene: sono altri i segnali, riscontrabili nell’ambiente di conservazione, che possono allarmare l’archivista conservatore.

Le tre specie menzionate, che prevalgono nel nostro territorio, sono state più o meno a lungo studiate da illustri entomologi quali Antonio Springhetti che tra l’altro ha prodotto mappe di distribuzione in Italia dei generi Kalotermes e Reticulitermes, elaborate in circa quarant’anni di indagini e che risultano essere le più complete ed aggiornate (Cryptotermes è arrivata in Italia da pochi anni). Springhetti nella lunga attività ha raccolto moltissimi esemplari, durante le campagne sul campo, e la sua collezione (depositata presso l’Università di Ferrara) è arricchita da campioni di termiti provenienti da tutto il mondo donati da altri entomologi. Springhetti ha pubblicato i dati di molte esplorazioni, svolte tra gli anni Cinquanta e Settanta, sul «Bollettino dell’Istituto di patologia del libro».
Anche Gustavo Bonaventura, collaboratore di Alfonso Gallo (già nominato nel precedente articolo), ha studiato la distribuzione delle termiti nel nostro territorio ed effettuato molte ricerche in merito ai focolai termitici. Questi studi, svolti ancor prima della costituzione della Commissione per la lotta antitermitica, hanno portato Bonaventura ad avanzare, tra l’altro, l’ipotesi di una progressiva diffusione “spontanea” di R. lucifugus e di K. flavicollis verso le regioni settentrionali. In particolare, secondo Bonaventura (1947), il fenomeno riguardava soprattutto R. lucifugus.

Il problema delle termiti era serio e Gallo sempre nel suo testo «La lotta antitermitica in Italia» muove una critica agli organi di governo preposti alla vigilanza e alla tutela di archivi e biblioteche, in quanto le diverse ricerche intraprese fino ad allora avrebbero dovuto guidarli nell’adottare decisioni più illuminate. Questo non era però accaduto. Secondo Gallo le istituzioni si erano mosse in maniera non incisiva e con mezzi modesti; più che altro si era intervenuti per circoscrivere i focolai e non per debellarli. Solo la determinazione di una apposita commissione finalmente avrebbe potuto affrontare il problema.

Vediamo a che punto è lo studio delle due specie più tradizionali nel territorio nazionale ricorrendo al lavoro di G. Sbrenna e A. Micciarelli (2008), del Dipartimento di Biologia dell’Università di Ferrara, nel quale si puntualizza quanto segue: «Negli ultimi decenni l’attenzione nei confronti di infestazioni termitiche è andata diminuendo e la raccolta di termiti si è limitata ai soli scopi di ricerca. Ciò ha fatto diminuire le pubblicazioni di sola corologia (comp. del gr. χώρα o χῶρος “regione” e -λογία, der. di -λόγος “studio”: studio della distribuzione spaziale degli organismi, n.d.r.), le uniche che possano dare la reale situazione della presenza di questi insetti nelle varie regioni italiane. Pensiamo infatti che le termiti siano diffuse in gran parte del suolo italiano, ma che la loro reale presenza non sia oggi adeguatamente accertata. Ciò è quasi certamente dovuto alla mancanza di studiosi italiani di termitologia». Già nel 2008 gli autori dello studio rilevano complessivamente che le località dove le due specie sono state identificate risultano rispettivamente 286 per K. flavicollis e 369 per R. lucifugus (il numero più alto proviene dalle due isole Sicilia e Sardegna) e sottolineano che nell’ultimo decennio sono stati raccolti esemplari di entrambe le specie in 54 siti di 14 regioni italiane e che comunque sarebbero opportune ulteriori ricerche nelle campagne d’Italia per tracciare una più completa carta della distribuzione geografica delle specie di termiti italiane. Indagini recenti e l’adozione di strumentazioni moderne forniscono un quadro più aggiornato.

Le termiti abitano ancora il nostro territorio, si conferma che quanto è stato fatto in passato da Gallo è risultato importante servendo a gettare le basi per un approccio multidisciplinare della problematica.

Per saperne di più

G. Bonaventura, La marcia delle termiti verso il Nord, in «Bollettino dell’Istituto di patologia del libro», 6, fasc. III-IV, 1947, pp. 77-78.
A. Gallo, La lotta antitermitica in Italia, in «Bollettino dell’Istituto di patologia del libro», 11, fasc. I-II, 1952, pp. 3-34.
A. Gallo, La lotta antitermitica in Italia, Roma, Novagrafia, 1952.
A. Springhetti, Appunti sulla morfologia del Kalotermes flavicollis Fabr. (Isoptera, Kalotermitidae) in «Bollettino dell’Istituto di patologia del libro», 23, fasc. I-II, 1964, pp. 19-38.
A. Springhetti, Il “Reticulitermes lucifugus” Rossi. (Appunti di biologia e morfologia), in «Bollettino dell’Istituto di patologia del libro», 25, fasc. I-II, 1966, pp. 73-92.
G. Campadelli, Prima segnalazione di Reticulitermes lucifugus Rossi per la Romagna, in «Bollettino Istituto Entomologico “G. Grandi”», Università degli Studi di Bologna, 42, 1987, pp. 175-178.
G. Sbrenna, A. Micciarelli, Le Termiti italiane. Catalogo topografico e considerazioni zoogeografiche (Isoptera), in «Memorie della Società Entomologica Italiana», 87, 1, 2008, pp. 33-60: https://doi.org/10.4081/memorieSEI.2008.33.
D. Matè, Combattere i grandi piccoli nemici degli archivi (Il mondo degli archivi)

 

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