Giovanni Ansaldo, imprenditore del futuro #archivid'impresa

disegno

Se si deve raccontare una storia sui capitani di industria genovesi non si può non cominciare da quella di Giovanni Ansaldo (1815-1859), ingegnere, genovese, senza il quale non ci sarebbero oggi l’Archivio e la Fondazione Ansaldo.

Archivio e Fondazione – insieme – celebrano quest’anno un doppio anniversario: quello dalla prima apertura al pubblico quarant’anni fa e quello dalla costituzione della Fondazione vent’anni fa: 20 più 20, nel 2020, un gioco di numeri del quale sarebbe stato sicuramente contento Giovanni, appassionato matematico. Una storia, quella di Giovanni, che descrive la poliedricità, l’intraprendenza, la determinazione, la tenacia di un uomo, trascinatore, capace di visioni ancora oggi attuali.

Giovanni nasce nel 1815 da famiglia modesta e operosa. Studia l’arte del disegno, l’abbandona per la matematica. Si laurea a soli 21 anni in ingegneria civile e l’anno dopo in quella idraulica. Comincia presto a lavorare. In un primo tempo si dedica alla libera professione: è architetto, progetta e costruisce ville e chiese nella riviera, coadiuva gli architetti Resasco e Grillo nel progetto del cimitero monumentale di Staglieno. Un mix di attività che integrano arte, umanesimo e bellezza con l’ingegneria.

Dopo il 1840 compie viaggi per l'Europa, specie in Inghilterra, per approfondire i temi della produzione meccanica e della costruzione di locomotive. Nel 1847 viene chiamato alla cattedra di geometria descrittiva nella facoltà di filosofia ed arti dell'Università di Genova. Per il prestigio e la fiducia che si era conquistato presso i nuovi gruppi politico-liberali e negli ambienti accademici, gli affidano la cattedra di meccanica applicata alle arti nella scuola tecnica serale da lui stesso istituita, inaugurata con una prolusione che fece scalpore per la novità delle idee prospettate.

È con l'ala avanzata di quella borghesia liberale mercantile che, nel periodo carloalbertino, ma ancor più nel decennio cavouriano, sviluppa una notevole capacità di iniziativa economica e politica. Nell’estate del 1851 guida una delegazione di operai e di tecnici a Londra per l'esposizione internazionale. Fonda l’Istituto Tecnico Navale, diviene un profondo conoscitore dei problemi dell'industrializzazione nonché attivo fautore dell'incremento infrastrutturale ferroviario.

Nel 1852 riceve l’incarico da Cavour di rilevare lo stabilimento italiano di Taylor & Prandi che nel frattempo era stato messo in liquidazione. Su questo “mattone” viene costruita quella che diverrà la Ansaldo. Artefici con Giovanni Ansaldo sono anche Carlo Bombrini (direttore della Banca nazionale del Regno sardo, la Banca subalpina), Raffaele Rubattino (armatore) e Giacomo Filippo Penco (finanziere).
A soli 33 anni, Giovanni Ansaldo riceve quindi l’incarico di prendere la direzione di questa nuova impresa sotto il nome sociale di “Giovanni Ansaldo & Co”, con capitale iniziale di 800.000 franchi, in gran parte anticipati dalla banca subalpina di cui Bombrini era il direttore.

Lo stabilimento ricomincia subito a lavorare, iniziando la costruzione di calderini, di locomotive e gru. Nel 1856, Giovanni Ansaldo – in incognito – collauda personalmente le prime due locomotive sulla ferrovia Torino-Rivoli.  Sotto la sua direzione, lo stabilimento cresce in capacità produttive, maestranze e competenze.  Vengono acquistati nuovi macchinari e realizzati nuovi impianti. I capi officina stranieri – eredità della Taylor & Brandi – vengono via via rimpiazzati da tecnici italiani che, nel frattempo, hanno acquisito know-how di prodotto e processo. Cavour vede in Giovanni Ansaldo l’imprenditore ideale alla realizzazione dei suoi piani e lo spinge ancora più in là, a crescere industrialmente. E Giovanni risponde con nuove idee e progetti, acquistando la spiaggia di Sampiedarena per farci un grande cantiere navale che, mediante un ponte gettato sulla valle del Polcevera, doveva estendersi lungo tutta la riva di Cornigliano.

Come in tutte le storie, anche Giovanni Ansaldo deve fare i conti con le invidie della sua stessa comunità di appartenenza, quella genovese, indotte dalle criticità causate dalla resistenza della banca subalpina a supportare lo sforzo finanziario. Queste alimentano una sorta di guerra contro il suo spirito imprenditoriale giudicato troppo intraprendente. Giovanni viene accusato di essere troppo ingegnere, di occuparsi di troppe iniziative e di far poco attenzione ai conti ma soprattutto di essere troppo ligio al governo piemontese.
Si deve quindi inventare un po’ guerriero e comunicatore per controbattere le resistenze e le accuse. Lo fa con lealtà: abbandona gli incarichi collaterali e si concentra sulla Giovanni Ansaldo & Co, riconquistando fiducia e stima fino ad essere nominato “alto commissario tecnico” nelle terre lombarde conquistate dai franco-piemontesi. Questa nomina lo coglie all’apice della carriera ma nell’aprile 1859 cade purtroppo malato e dopo pochi giorni muore. Il funerale – solenne – rende onore alla sua figura di imprenditore: il feretro fu portato in spalla dagli operai fino a Staglieno. Sulla base di appunti di famiglia il nipote scriverà di lui "... una bella vita, uomo bello, alto, biondo, di apparenza robusta, correttissimo nei modi e di carattere gioviale, idolatrato in famiglia e sul lavoro ...". Va rammentato che Giovanni Ansaldo era uomo di energie infinite al punto che, nella sua intensa vita, trovava il tempo per ricopiare fedelmente a mano incunaboli e manoscritti medioevali, non soltanto nella grafia ma nelle stesse miniature.

Giovanni Ansaldo è stato il braccio operativo del disegno strategico-industriale di Cavour volto a gettare le basi per uno sviluppo economico di stampo moderno per l’Italia unificata, trasformandola da società agricola a società industriale. Nei suoi 100 e passa anni di attività l’Ansaldo ha poi contribuito a far diventare la nazione una delle principali potenze manifatturiere a livello mondiale. In Ansaldo si costruivano aerei, navi, locomotive, automobili, macchine per la generazione del vapore, cannoni. Inizialmente vi si produceva anche l’acciaio, così importante per una economia di trasformazione quale quella che nasceva e che poi si svilupperà e che, ancora oggi, è l’asse portante produttivo nazionale. Molte di queste memorie ansaldine hanno poi rappresentato loro stesse storie incredibili che varrà sempre la pena di ricordare e raccontare. Alcuni esempi: il Rex, con il suo indimenticabile varo e la traversata record che, nel 1933, gli valse il nastro azzurro. Oppure il biplano SVA con il quale D’Annunzio, insieme al meno famoso ma altrettanto eroico Pauli, sorvolarono Vienna nell’agosto 1918 e con il quale il tenente Ferrarin arrivò a Tokyo nel 1920, dopo 112 ore complessive di volo coperte in poco più di 3 mesi dalla partenza da Guidonia.

Molte sono le analogie e i punti in comune di queste storie con la nostra attualità. La necessità di uomini come Giovanni Ansaldo con visione strategica e coraggio, in sinergia con la politica, con la finanza e con la società civile. L’importanza di comprendere il valore delle infrastrutture e della loro modernizzazione, pilastri sui quali innestare e fare leva con progetti industriali di respiro, in grado di garantire innovazione e sviluppo socio-economico reale, cioè concreto ed equilibrato.

È dalla storia, e dalla sua rilettura, che si può capitalizzare l’esperienza di chi ci ha preceduto, i valori che hanno espresso, evitando di ripeterne gli errori. È sempre la storia, con le sue lezioni, che ci può ispirare e poi spirare sulle vele di quella nave con la quale fare rotta verso gli obiettivi che ci prefiggiamo, purché in un disegno e in un piano complessivi, senza i quali non approderemmo in nessun porto.
Vi sono ancora tante altre storie da raccontare, custodite a Villa Cattaneo dell’Olmo, dove ha sede la Fondazione con i suoi ampi spazi, con alti soffitti, la maggior parte finemente decorati in stile neo-classico, con arredamenti eleganti, impreziositi da cimeli e da quadri, stampe e disegni alle pareti: un luogo che ispira e che ci può offrire molti spunti per riflettere sulla nostra quotidianità e il nostro futuro.

Per saperne di più

La biografia di Giovanni Ansaldo presente nel portale degli Archivi d'impresa

 

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