«L’Italia si risveglia», la Liberazione negli archivi della CGIL #75°Liberazione

«Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire”, annunciava 75 anni fa alla radio Milano Libera Sandro Pertini, partigiano, membro del Comitato di liberazione nazionale e futuro presidente della Repubblica. È il punto di arrivo di quel lungo e travagliato processo resistenziale che poco meno di due anni prima, nel novembre del 1943, aveva fatto dire a un giovanissimo Bruno Trentin: «L’Italia finalmente si risveglia! Su tutta la superficie della penisola occupata dagli invasori tedeschi e dai loro degni sicari fascisti, il popolo italiano, quello del 1848, quello di Garibaldi e di Manin è in piedi e lotta [...]. Dopo aver dormito vent’anni, questo popolo martire fa sentire all’immondo aguzzino in camicia nera tutte le terribili conseguenze del suo risveglio. È in piedi oramai. Lo si era creduto morto, servitore, vile e codardo, e invece è là!».

Nell’aprile 1945 le insurrezioni partigiane pongono fine, alcuni giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate, all’occupazione nazifascista di Milano e Torino, liberate dopo Bologna e prima di Venezia. Entro maggio tutta l’Italia settentrionale sarà libera (l’armistizio per la resa totale delle truppe tedesche in Italia entrerà in vigore alle 14.00 del 2 maggio): è la fine della dittatura mussoliniana, della Seconda guerra mondiale, della guerra civile.

«L’insurrezione vittoriosa di tutto il popolo dell’Italia del Nord, il 25 aprile 1945 - affermava Giuseppe Di Vittorio in occasione del primo anniversario della Liberazione - realizzò la premessa essenziale della rinascita e del rinnovamento democratico e progressivo dell’Italia, come della sua piena indipendenza nazionale. È per noi motivo di grande soddisfazione ricordare che a questo movimento di riscossa nazionale, il contributo più forte e decisivo fu portato dai lavoratori italiani. Furono gli operai, i contadini, gli impiegati ed i tecnici che costituirono la massa ed il cervello delle gloriose formazioni partigiane e di tutti i focolai di resistenza attiva all’invasore tedesco. Chi può dire se la clamorosa vittoria del 25 aprile sarebbe stata possibile, senza gli scioperi generali grandiosi che, dal marzo 1943, si susseguirono, a breve distanza, sino al 1945? Quegli scioperi, che contribuirono fortemente a paralizzare l’efficienza bellica del nemico ed a sviluppare la resistenza armata, costituiscono un esempio unico e glorioso di lotta decisa dalla classe operaia sotto il terrore fascista, sotto l’occupazione nazista ed in piena guerra. È un esempio che additava il proletariato italiano all’ammirazione del mondo civile! I lavoratori italiani, manuali ed intellettuali, non dimenticano. Essi hanno piena coscienza di essere stati il fattore determinante della liberazione dell’Italia, per opera degli italiani; della salvezza. Dell’onore dell’Italia e dell’attrezzatura industriale del Nord. Essi sono consapevoli dell’obbligo che si sono assunti di essere un pilastro basilare della nuova Italia democratica. Solidamente uniti nella grande Confederazione generale italiana del lavoro, i lavoratori italiani saranno all’altezza della loro funzione di forza coesiva dell’Italia rinnovata; della forza che assicurerà stabilità e ordinato progresso al nuovo regime democratico e che assicurerà al popolo italiano la libertà, il benessere e una più alta dignità civile ed umana».

«Perché abbiamo combattuto contro i fascisti e i tedeschi? - ribadiva Luciano Lama il 25 aprile 1978, durante i terribili giorni del rapimento Moro -. Perché abbiamo rischiato la vita, perduto, nelle montagne e nei crocevia delle nostre campagne, nelle piazze delle nostre città migliaia dei nostri compagni e fratelli, i migliori? Perché siamo insorti, con le armi, quando il nemico era più forte di noi? Noi abbiamo lottato allora per la giustizia e per la democrazia, per cambiare l’Italia, per renderla libera. […] Dobbiamo sconfiggere nella coscienza dei lavoratori e del popolo ogni tentazione al disimpegno da qualunque parte essa venga. […] Oggi, in un momento drammatico della nostra storia, guardiamo con grande preoccupazione al presente e ricordiamo con giusta fierezza, anche se senza trionfalismo, la lotta di trent’anni fa. […] I giovani devono crescere con questi valori, e sapere che la nostra generazione, pur con tutti i suoi limiti ed errori, ha creduto in qualche cosa e continua a crederci ed è capace di sacrificarsi e continua a sacrificarsi per questi valori. La nostra gioventù, così incerta e senza prospettive anche per nostre manchevolezze, deve ricevere da noi in questo momento una lezione, deve trovare in noi un esempio che come nel ’43-’44 non è fatto di parole, ma di scelte dolorose, di sacrificio anche grande perché c’è qualcosa che vale di più di ciascuno di noi, conquiste faticate nella storia degli uomini, che ci trascendono e si chiamano democrazia, libertà, uguaglianza».

L’Archivio storico Cgil nazionale conserva, a partire dal 1945, un numero consistente di documenti relativi alla ricorrenza del 25 aprile. Solo per citarne alcuni, segnaliamo l’atto di resa del generale tedesco Gunther Meinhold e dei suoi soldati sottoscritto a Genova dall’operaio Remo Scappini (presidente del Comitato di liberazione nazionale della Liguria) il 25 aprile 1945 e donato alla Cgil nazionale nel 1949, e il racconto di quelle giornate (24-25-26 aprile) redatto in forma di verbale da un giovanissimo Bruno Trentin, «incaricato il 24 aprile del 1945 dal Comando Formazioni Giustizia e Libertà di assumere il comando della Brigata Rosselli» a Milano.

Ma non solo. Il fascicolo 154 della serie Atti e corrispondenza della Segreteria confederale per l’anno 1948 custodisce le proteste delle commissioni interne della Montecatini (La Spezia), della Ansaldo (Genova), della Oto (La Spezia) e della commissione esecutiva della Camera del lavoro de La Spezia contro la decisione del Consiglio dei ministri di dichiarare il 25 aprile solennità civile invece che festa nazionale, mentre nella serie Circolari è conservato il testo che nel 1955 - in occasione del decennale della Resistenza - la Segreteria nazionale invia alle sue strutture a firma Fernando Santi, con il quale, comunicando le iniziative previste in collaborazione con l’Anpi per le celebrazioni, si specifica che «la nostra celebrazione e il nostro contributo debbono avere una loro particolarità: sottolineeremo cioè nei nostri discorsi e nelle nostre pubblicazioni la tradizione democratica e antifascista del movimento sindacale in Italia, la sua lotta attiva contro la tirannide, il contributo della Cgil alla Resistenza, l’azione decisiva condotta dagli operai, specie nei grandi centri industriali del Nord, per la difesa delle industrie contro i fascisti e i tedeschi invasori».

L’Archivio conserva inoltre gli appunti manoscritti utilizzati da Bruno Trentin nel suo comizio del 25 aprile 1975 ed il testo dattiloscritto con correzioni autografe del discorso di Luciano Lama a Venezia il 25 aprile 1978 durante i terribili giorni del rapimento Moro (documenti a stampa e appunti sono anche custoditi nel fondo personale del partigiano socialista Piero Boni).

Nei locali di via dei Frentani a Roma è anche custodito un numero consistente di fotografie insieme ai diari personali dei segretari confederali Manfredo Marconi e Romildo Sandri, internato militare (esempi entrambi della cosiddetta “altra Resistenza”), ed alla copia originale de Le journal de guerre di Bruno Trentin. Il Diario di guerra di Bruno Trentin, pubblicato dalla Donzelli nel 2008 con un’introduzione di Iginio Ariemma, è stato trovato tra le sue carte qualche settimana dopo la morte, avvenuta il 23 agosto 2007. Nessuno ne conosceva l’esistenza, neppure i familiari e gli amici più stretti. Bruno lo compila quando non ha ancora 17 anni: tra il 22 settembre e il 15 novembre 1943. Quattro giorni dopo, il 19 novembre, sarà arrestato a Padova con suo padre Silvio, presidente dell’esecutivo militare del Comitato di Liberazione del Veneto. Scritto nella sua lingua madre, il francese, «Le Journal de guerre» è contenuto in un’agenda in tela nera, di 14,3 centimetri per 22,2, che reca sulla copertina, con caratteri in doratura, la scritta Mastro giornaliero. Le pagine adoperate da Trentin sono in tutto 212, quelle che nella sequenza giornaliera dell’agenda vanno dal 1° gennaio al 16 agosto 1944 (è da presumere che l’agenda sia stata acquistata nei giorni immediatamente precedenti al 22 settembre 1943 e che fosse dunque già in vendita, in vista dell’anno successivo). Negli angoli alti esterni, l’aggiunta con la matita blu di una numerazione progressiva, che si interrompe a pagina 159. I testi sono redatti con inchiostro stilografico nero. Frequenti sono le sottolineature, a penna o a matita nera, rossa o blu. Altrettanto frequenti le inserzioni di ritagli di giornale, volantini, cartine geografiche e altri materiali a stampa. Tutto il testo, ordinatissimo, è scritto in francese, salvo qualche rarissima citazione in italiano e l’ultima frase a matita, anch’essa scritta in italiano: «Tempo perduto. Ora all’opra!»).

Documenti diversi che offrono al lettore un’immagine della lotta di Liberazione a tutto tondo: una storia fatta di combattimenti, rappresaglie, repressioni, silenzi e grandi eroismi, che ogni anno ricordiamo in occasione del 25 aprile, data istituzionalizzata stabilmente quale festa nazionale, il 27 maggio 1949, con la legge 260.

Per saperne di più

Ora e sempre Resistenza - video di immagini nella pagina FB La CGIL nel '900

CGIL - Archivio confederale

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