Martino Friedmann: scienza, parascienza e immaginazione

In occasione della Domenica di carta 2016, l’Archivio di Stato di Livorno ha realizzato un percorso espositivo dedicato al fondo librario Friedmann di recente acquisizione, spostando in senso bibliografico l’attenzione solitamente tributata, in analoghe iniziative, al documento archivistico, che in questo caso è rimasto piuttosto sullo sfondo, come in una sorta di controcanto.

Martino Friedmann era un medico romeno nato a Bucarest nel 1926 da una famiglia ebraica. Trasferitosi in Italia prima della Seconda guerra mondiale, si era sposato a Modena, dove completò anche la sua carriera universitaria, laureandosi nel 1941 malgrado le leggi razziali, che precludevano l’accesso degli Ebrei negli atenei. In seguito si stabilì a Livorno, ottenendo, grazie anche al supporto di un sacerdote, don Angeli, lo status di profugo e vi esercitò la professione di medico di base e tisiologo fino alla sua morte, nel 1991. La figlia Mina, deceduta nel 2014, realizzò le sue volontà testamentarie con un legato che assegnava alcuni dipinti al Comune di Livorno e la raccolta di libri antichi all’Archivio di Stato, in quanto Friedmann era entrato in contatto con il direttore di allora, Paolo Castignoli, alla fine degli anni Ottanta, in occasione dei lavori preparatori di una mostra sulla farmacia antica.

Il fondo antiquario, come spesso avviene in analoghe circostanze, risente dell’impronta della personalità del raccoglitore, riflettendone, nella composizione, i gusti e gli orientamenti culturali, che spaziano nei campi scientifici e letterari. Nell’intento di valorizzare il generoso lascito si è esposta una selezione di volumi, scelti in rapporto ai contenuti, e li si è disposti in una sequenza che permetta di inserirli in un contesto storico e ideativo, nella consapevolezza che il libro, per sua natura, non sia facilmente fruibile a un primo sguardo, richiedendo piuttosto un’immersione nella lettura. Allo scopo di favorire un’‘apprensione accelerata’, si è pertanto fatto ricorso a didascalie di approfondimento e si è amplificato, tramite immagini, il corredo di illustrazioni – spesso raffinate incisioni – o suddivisioni interne, in sé stesse esplicative degli intenti autoriali, delle sedici opere esposte, di cui si è mirato a evidenziare i temi trattati, attingendo al suggestivo potenziale della collezione. I volumi recano inoltre le tracce di ‘vissuti’ precedenti in forma di gustose notazioni, anche in versi, attestanti il possesso o semplicemente aggiungendo elementi di personalizzazione che avvicinano gli esemplari bibliografici al mondo archivistico.

Come suggerisce il titolo dell’evento – Tra scienza, parascienza e immaginazione – si è data visibilità alla componente scientifica dell’insieme librario, con testi settecenteschi di fisica, scienze naturali, chirurgia. Si tratta solo di pochi esempi che tuttavia ci ricordano la strada che lo spirito dell’uomo ha percorso per elaborare la sua interpretazione del mondo naturale e del funzionamento del suo stesso organismo, con uno sforzo immaginativo, oltre che intellettuale. Il polo ‘immaginazione’ diventa così una sorta di fil rouge presente, in diverse gradazioni e miscele, in opere anche piuttosto distanti tra loro per impostazione e portata. Così Girolamo Fracastoro, ritenuto uno dei fondatori della moderna patologia, espresse dapprima in versi, nel Syphilis sive morbus gallicus del 1530 (in esposizione nella sua versione italiana del 1739), l’intuizione dell’esistenza di agenti patogeni e infettanti, veicolati dall’aria ma dotati di una propria fisicità, cumulando l’ipotesi ambientale ippocratica con la possibilità della trasmissione interumana.

Sappiamo che la storia delle malattie con forti ricadute sulla sfera sociale, quali alcolismo, pazzia e le varie epidemie, può gettar luce sulla natura della nostra forma di civiltà. La sifilide in particolare, considerata al suo primo diffondersi, nel XVI secolo, alla stregua di una nuova pestilenza, è stata oggetto di ampie discussioni in cui le ipotesi eziologiche erano spesso intrecciate alle visioni di un senso comune in cui la sessualità era considerata patogena e il genere femminile strettamente associato alla diffusione del morbo. In questo e in altri casi limitrofi si avverte il peso del pregiudizio e la distorsione culturale delle cognizioni scientifiche, riscontrabili in due opere esposte: Della tabe dorsale (anonimo, 1785) e La ninfomania ossia il furore uterino (Bienville TD, 1789), legate insieme poiché ritenute attinenti.

Un riscontro sul piano archivistico è dato dalla piantina dell’ospedale femminile della Misericordia di Livorno (1801), dove gli spazi riservati alle malattie veneree erano curiosamente adiacenti a quelli delle partorienti. I documenti che compaiono talvolta nel percorso sono intesi come richiami a momenti della storia cittadina che si ricollegano, da un’altra prospettiva, alle tematiche proposte dai libri, come il particolare e il locale si rapportano al piano dell’elaborazione delle idee, da questi rappresentato. Le Instituzioni chirurgiche (1770) di Lorenz Heister offrono uno spaccato dello stato di tale arte alla fine del Settecento, illustrato da una ricca serie di tavole che svelano, nella loro ingenua crudezza, la durezza di tale pratica, appena mitigata dalle parole della premessa, per cui la medicina curerebbe dapprima con ‘la regola del vivere’ e con i ‘medicamenti’ e solo in ultima ratio con ‘l’operazione della mano’. L’austerità dell’opera contrasta curiosamente con le note di possesso, in versi, apposte da un medico che se ne era servito per i suoi studi. La ristampa novecentesca della lettera di Giuseppe Zambeccari a Francesco Redi (1680) ci ricorda invece come le nozioni anatomiche siano state in larga misura acquisite tramite la pratica della vivisezione sugli animali, invisa alla nostra sensibilità odierna.

La forma dialogica ed epistolare conveniva al gusto settecentesco, come si constata anche nel testo di fisica – dal titolo vagamente poetico ed evocativo – Dubbi e pensieri sopra la teoria degli elettrici fenomeni (1776) di Carlo Barletti, un fisico presente nel dibattito scientifico con scritti teorici ed esperienze pratiche, amico di Alessandro Volta, Lazzaro Spallanzani e di Benjamin Franklin. L’importanza attribuita all’epoca alla parte sperimentale delle scienze fisiche è confermata a livello locale da una documentazione archivistica circa la sua crescente applicazione negli insegnamenti scolastici, per l'impulso dato anche dalle riforme di Pietro Leopoldo.

Un'altra opera che dall’osservazione naturalistica transita verso speculazioni metafisiche sulla localizzazione della sede dell’anima negli organismi più semplici (insetti, polpi, eccetera) è Considerations sur les corps organisés (1762) del francese Charles Bonnet. Nella scelta sono compresi anche testi divulgativi di un sapere popolare, para o pseudoscientifico, i cosiddetti ‘segreti’ che conservano a tutt’oggi l’attrattiva della conoscenza alternativa, interessante, forse, da riscoprire, anch’essa per il peculiare amalgama di antichi saperi e credenze popolari, tra astrologia e alchimia e tra bromatologia ed erboristeria. Così nella versione latina dei Geoponica, un’opera bizantina (VI secolo) che tramanda nozioni di agronomia, o nel Tesoro della Sanità (1629) di Castor Durante, in cui si raccolgono cognizioni nutrizionistiche, o nei Segreti del mondo medicinali e curiosi (1689), il cui autore, Pier Francesco Can, si autodefinisce ‘arabo pellegrino’, forse alludendo alla provenienza esotica, rara e misteriosa delle ricette arcane che sceglie di divulgare al ‘lettore di senno’.

Il polo ‘immaginazione’ nella sua accezione di ‘fantasia’ è rappresentato anche da esempi tratti da una produzione letteraria settecentesca tra il satirico, l’occulto e il favoloso, come il volume 35° della collana Voyages Imaginaires, dedicato a songes, visions et romans cabalistiques comprensivo di tre romanzi brevi ascritti al filone visionario e cabalistico, con allusione al carattere enigmatico e sibillino della scrittura. I trentanove volumi dei Voyages imaginaires, pubblicati da Garnier dal 1787 al 1789, a Parigi e Amsterdam, rappresentano un primo tentativo di classificazione interna al genere fantastico – vi confluiscono in realtà altre varianti tipologiche, quale il viaggio reale –, cui si raccordano le moderne riflessioni sugli scritti utopici e sulla fantascienza. In questa linea si colloca anche il poemetto Estasi e rapimento sopra la luna (1763) – in realtà ispirato sia all’Orlando furioso sia alla Divina Commedia –, riccamente dotato di calcografie in cui si rappresenta uno scenario lunare segnato dalla presenza dei seleniti. Il ricorso frequente al repertorio mitologico, fondamento del ‘sistema della favola’, è testimoniato dal volumetto anonimo Cognizione della mitologia per via di dialogo, al quale il lettore poteva fare ricorso per la comprensione delle opere letterarie e delle belle arti, nel quale tuttavia si premette che tale bagaglio non è altro che la storia degli errori pagani, come si conviene a un’opera del secolo dei lumi (prima edizione nel 1738).

Trattando di arte non poteva mancare un riferimento al teatro contenuto nell’opera del gesuita spagnolo di Vicente Requeno, Scoperta della chironomia ossia dell’arte di gestire con le mani (1797), dove si tratta del recupero di una metodologia classica dei greci e dei latini, utilizzata nei tribunali e sulle scene per le azioni in pantomima con musica, suggerendone l’utilizzo anche nel teatro moderno: il collegamento con la documentazione archivistica è dato qui da alcune locandine di fine Settecento, annuncianti la rappresentazione di opere buffe con balli, con i nomi dei ‘grotteschi’ disposti in ‘perfetta vicenda’, un espediente tipografico volto ad attribuire loro pari dignità. In questa epoca il ritorno alla pantomima classica era, in effetti, caldeggiato da alcune tendenze, anche nello stile del ballo. L’edizione rara è corredata da incisioni in sanguigna che ne aumentano il pregio.
Si segnala infine il caso peculiare degli atti del processo mosso dal Sant’Uffizio a Giuseppe Balsamo, un’opera libraria con valore documentario che tratta di una storia reale, in cui si concentrano gli ingredienti della scienza occulta, della magia, dell’invenzione, in un susseguirsi di trovate, dove il personaggio protagonista è lo sfrenato romanziere di sé stesso.

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