Srebrenica ventidue anni dopo: un archivio per la pace

Ricomporre le memorie di una comunità che la guerra e le politiche nazionaliste hanno cercato di cancellare. È questo uno degli obiettivi, forse il più importante, di un piccolo centro di documentazione sorto recentemente nel cuore di Srebrenica, teatro nel 1995 del primo genocidio compiuto in Europa dopo la Seconda guerra mondiale.

«Se non facciamo questo tipo di lavoro, il genocidio ha funzionato» è la dichiarazione che meglio definisce l’impegno morale dell’associazione Adopt Srebrenica, costituita da un gruppo misto di giovani serbi e bosgnacchi tra i 18 e i 35 anni determinato, a più di vent’anni da quell’evento, a documentare le specificità della convivenza in quel territorio prima del conflitto. Il recupero di fotografie e testimonianze che possano illustrare momenti collettivi vissuti nel periodo precedente, di carte personali e oggetti legati al vivere quotidiano, getta le basi per sviluppare strumenti di riflessione sugli ‘anticorpi culturali’, necessari alla costruzione della pace, da offrire alle nuove generazioni.

Nell’attività di gestione del centro e di organizzazione del materiale raccolto, l’associazione ha deciso di avvalersi del supporto scientifico dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” che, grazie al sostegno della Fondazione Alexander Langer di Bolzano, ha messo a disposizione la propria applicazione web di descrizione archivistica Archos, ideata nel 2006 da Carlo Pischedda e Filippo Rocca e in uso presso la rete degli Istituti della Resistenza in Italia.

Attraverso momenti di confronto e di formazione con alcuni giovani dell’associazione, il progetto si è consolidato e ha portato in breve tempo alla realizzazione del sito Balkanarhiv. Ancora in fase di perfezionamento e tuttavia già usufruibile pubblicamente da utenti e operatori, questa versione ‘balcanica’ di Archos risponde all’esigenza di valorizzare con immediatezza il patrimonio documentale raccolto da Adopt, in un contesto in cui «fare memoria, documentazione, divulgazione non può non portare con sé i lutti del passato e le sofferenze del presente».

Per saperne di più
I fiori di Srebrenica: città della memoria, città della speranza, quaderno della Fondazione Alexander Langer Stiftung, Onlus n. 4, ottobre 2015. (pdf)

Per commentare effettua il login
  • Nessun commento trovato
Powered by Komento