Gli studenti “decaduti” del Politecnico di Milano: una panoramica tra personaggi famosi, aneddoti, curiosità

Da gennaio 2013 a giugno 2018, al Politecnico di Milano - Sistema archivistico e bibliotecario - nell’ambito dei servizi per la gestione della sala studio di archivi storici è stato condotto un progetto di schedatura analitica della serie archivistica degli studenti “decaduti e cessati”.

Per studenti decaduti si intendono gli studenti che per i motivi più diversi hanno interrotto il loro rapporto con l’Università; alcuni hanno scelto di congedarsi per passare ad un altro ateneo, altri hanno dovuto interrompere definitivamente gli studi (morti, dispersi in guerra, vittime di discriminazioni razziali, espulsi per frode). Con il r. d. 149 del 1933 venne regolato lo status dello studente decaduto: “gli studenti che non sostengono esami per otto anni consecutivi sono tenuti a rinnovare l’iscrizione e ripetere le prove d’esame già superate”.

La serie archivistica appartiene al Titolo XIII. Studenti nel quale sono compresi anche i fascicoli degli studenti laureati. Essa si compone di circa 11 mila fascicoli personali, ed è giunta fino a noi divisa in quattro sottoserie (in base alla scelta della facoltà di Ingegneria o di quella di Architettura e dell’arco temporale) che vanno a costituire un totale di 298 pacchi. Il progetto di schedatura analitica, portato avanti con l’ausilio del software Archimista, ha visto, negli anni, la realizzazione di circa 9.500 schede che spaziano in un arco temporale che va dal 1911 - anno in cui viene introdotto il fascicolo personale dello studente – fino alla metà degli anni Sessanta. Il progetto ha permesso di portare alla luce migliaia di profili di studenti, italiani e stranieri, evidenziandone nazionalità, provenienza sociale, percorsi e scelte di vita, e testimonia le profonde trasformazioni della società e dei costumi che hanno caratterizzato sessant’anni circa del secolo scorso.
Basta un primo superficiale esame dei fascicoli per trovare tanti nomi famosi, a cominciare da Dario Fo, premio Nobel per la letteratura 1997, e Giangiacomo Feltrinelli, fondatore dell’omonima casa editrice, diventata poi una delle più importanti case editrici italiane. Dario Fo si iscrisse nel 1944 alla facoltà di Architettura, per poi congedarsi a favore dell’Accademia di Brera nel 1946. Giangiacomo Feltrinelli invece nel 1946 si iscrisse alla facoltà di Ingegneria per poi congedarsi l’anno successivo per l’Università Bocconi di Milano. Fra i nomi noti anche il cantante degli Area, Demetrio Stratos, che abbandonò gli studi nei primissimi anni Ottanta.
Numerosissimi, inoltre, sono gli studenti poi arruolati come militari in entrambe le guerre mondiali.

Natale Palli, iscritto alla facoltà di Ingegneria nel 1914, aviatore durante la prima guerra mondiale, partecipò con Gabriele D’Annunzio al volo su Vienna e morì assiderato il 23 marzo 1919 sul monte Pourn, a causa di un guasto al suo velivolo. Nonostante le numerose onorificenze non fu insignito dal Politecnico di Milano della laurea ad honorem.

Il maggiore Francesco Pricolo, iscritto alla facoltà di Ingegneria del Politecnico nel 1918 era a capo dell’aereoscalo di Campalto in provincia di Venezia e per avvicinarsi alle linee del fronte chiese il congedo per trasferirsi presso l’Università di Padova. Ebbe una carriera degna di nota nell’Aeronautica militare italiana fino a diventare capo di Stato maggiore dopo aver ricoperto importanti cariche in ambito ministeriale.

Considerato il più grande progettista di aerei sovietici durante la seconda guerra mondiale, Roberto Orozdy, più conosciuto col nome di Roberto Oros di Bartini, studente italiano di Fiume, si iscrisse al Politecnico al corso di Ingegneria industriale alla fine del 1920. Rimarrà iscritto un solo anno prima di ritornare in Russia dove porterà a termine gli studi diventando ingegnere aeronautico e in seguito contribuì allo studio e allo sviluppo dei velivoli anfibi precursori dell’ekranoplano.

Sul finire degli anni Venti si iscrivono al Politecnico Carlo Emilio Rava, Sebastiano Larco Silva e Guido Frette che si congederanno pochi anni dopo per proseguire gli studi presso l’Accademia di Brera. Nel 1926, i tre, allora studenti di Architettura, fondano a Milano il “Gruppo 7”, un’associazione di architetti che proponeva il rinnovamento dell’architettura attraverso il razionalismo.

Fra gli studenti deceduti durante il secondo conflitto mondiale, compare il tenente Edgardo Larsimont Pergameni, iscritto al Politecnico nel 1942, che trovò la morte il 4 maggio 1944, disperso in mare in seguito ad un lancio col paracadute. Lo studente Liberato de Amici, fu uno dei fondatori del Centro studi per il volo a vela (CVV), per il quale aveva ottenuto il primo finanziamento dall’allora rettore Gaudenzio Fantoli. Il centro, inaugurato nel 1934, gli fu poi intitolato dopo che ebbe perso a vita in seguito ad un incidente l’8 maggio 1935.

Nella serie degli studenti decaduti troviamo i nomi degli studenti ebrei allontanati dal Politecnico dopo l’introduzione delle leggi razziali nel novembre 1938: la scritta ebreo/a veniva riportata a matita rossa o blu nella copertina del fascicolo. Va ricordato Guido Fubini, iscritto al Politecnico come Guido Serra. Egli stesso dovrà rilasciare all’Università dichiarazione manoscritta di aver fornito false generalità per sfuggire alle discriminazioni razziali. Agli studenti Laja Jacubowicz e Alessandro Lewinstoff il Politecnico spedisce su richiesta un certificato di esami sostenuti per favorire l’iscrizione ad un altro Ateneo. Si trovano anche alcune lettere di studenti ebrei scampati all’Olocausto, che, a guerra finita, testimoniano, oltre al dramma appena vissuto, l’enorme difficoltà di reinserirsi nel contesto civile: i polacchi Ignacy Marek e Icchok Prezman, dopo essersi messi in salvo, chiedono di poter frequentare un solo anno al Politecnico di Milano in attesa che si liberi un alloggio presso la “Casa dello studente ebreo” a Torino; Alberto Filkestein chiede l’iscrizione ai corsi accelerati del Politecnico dopo essersi trasferito in Palestina e dichiara di essere cittadino rumeno e di essere stato internato per sei anni in un campo di concentramento.

Particolarmente toccanti le storie dei militari dispersi in Russia a cui il Politecnico non poté concedere neppure le lauree ad honorem a causa del loro status di dispersi: si ricordano Pierluigi Marenzi di Milano e Daniele Podestà di Cocquio (VA).

Si ritrovano fascicoli di studenti istriani uccisi per mano delle milizie titine nel maggio 1945, come i fratelli Melita e Nicolò Petris di Plauno, studenti profughi di Fiume, che tentano di iscriversi a Milano, o come Aldo Grillantini e Iti Mini, militari polacchi appartenenti all’esercito di liberazione russo di stanza in Italia.
Subito dopo la guerra Giancarlo De Carlo, il famoso architetto, si iscrisse prima alla facoltà di Ingegneria del Politecnico per passare, poi al corso di Architettura e nel 1948 optare per l’Istituto universitario di architettura di Venezia (IUAV).

Intorno all’anno 1950 fanno la loro comparsa nei fascicoli i casi di frode studentesca: alcuni studenti si fregiano del titolo di ingegnere o di quello di architetto non avendoli in realtà mai ottenuti. Le denunce a loro carico iniziano ad arrivare alla Direzione del Politecnico che apre un’inchiesta e, nei casi di frode accertata, provvede ad applicare le sanzioni previste.

 

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