Il Fondo Oriana Fallaci a Firenze – Consiglio regionale della Toscana

La prima pagina di un'intervista di Oriana Fallaci a Indira Gandhi

Grazie alla donazione che sarà fatta da Edoardo Perazzi, nipote ed erede universale di Oriana Fallaci, il Consiglio regionale della Toscana acquisirà un importante Fondo documentario costituito da materiale librario, archivistico e oggetti appartenuti alla scrittrice.

L’annuncio della donazione è stato fatto il 15 settembre 2016 durante la commemorazione dell’anniversario della morte di Oriana Fallaci (Firenze, 29 giugno 1929 – Firenze, 15 settembre 2006) presso Palazzo Panciatichi a Firenze, sede del Consiglio regionale. Alla scrittrice e giornalista sarà anche dedicata una sala allestita nella nuova sede della Biblioteca del Consiglio regionale, in Palazzo Cerretani, dove saranno presenti e consultabili tutte le opere a stampa della scrittrice, in italiano e in lingua straniera. Nella sala saranno esposti anche oggetti a lei appartenuti, tra i quali una macchina da scrivere.

Il materiale archivistico abbraccia pressoché tutta la vita professionale di Oriana Fallaci, dagli anni ‘50 fino al 2006. Sono presenti le varie stesure, correzioni di bozze e traduzioni di quasi tutti i suoi libri, dagli anni ’60 fino a Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci (2004). Da queste carte, dove sono presenti cancellazioni, notazioni, aggiunte, emerge il continuo lavorio di correzione, riscrittura e affinamento apportato della scrittrice fiorentina ai propri testi. Interessante notare come fino agli ultimi scritti, negli anni 2004-2006, il metodo di lavoro della Fallaci prevedesse ancora la stesura con la macchina di scrivere e la correzione manoscritta delle bozze con aggiunte e note dattiloscritte ritagliate ed incollate. Tra il materiale per Un uomo (1979), libro dedicato ad Alekos Panagulis, uno dei leader della Resistenza greca alla dittatura dei Colonnelli e poi membro del Parlamento greco, nonché compagno di Oriana, troviamo anche corrispondenza e carte autografe di Panagulis.

La sua attività di giornalista (iniziata quando aveva appena diciassette anni) è ben rappresentata dalla presenza di numerosi giornali e riviste ai quali collaborò, tra cui «L’Europeo» (1958-1976) e il «Corriere della Sera» (2002-2006). Inoltre troviamo il materiale preparatorio per le sue famose interviste, raccolto in dossier sui personaggi che avrebbe incontrato o in dossier tematici, che coprono archi temporali più ampi, contenenti materiali eterogenei quali ritagli di giornale e appunti. Tra la documentazione utilizzata per la stesura dei suoi articoli si segnalano, per il periodo in cui fu corrispondente di guerra in Vietnam (tra il 1967 e il 1975), i comunicati emessi dalle Forze armate statunitensi.
Molto ricca anche la rassegna stampa raccolta dalla stessa Fallaci: recensioni e articoli sulla sua persona o le sue opere, da quelli riferiti ai primi volumi pubblicati, come Il sesso inutile del 1961, fino alle ultime opere, e le interviste da lei rilasciate. A La rabbia e l’orgoglio (2001) e a La forza della ragione (2004) sono dedicati 7 volumi rilegati, mentre altri 19 volumi raccolgono le migliaia di e-mail ricevute, da aprile a settembre 2002, all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. presente sul sito per lei creato da una giornalista francese. Nel Fondo è presente inoltre corrispondenza, alcune fotografie e numerosi nastri audio (di vari tipi e formati) e audiocassette utilizzati per la raccolta delle interviste o come appunti per i suoi scritti.

Il Fondo ricevuto dal Consiglio regionale non esaurisce tutto il materiale documentario, assai cospicuo, prodotto negli anni dalla Fallaci, che aveva una spiccata attitudine a conservare tutto quello che riguardava il suo lavoro. Una parte del materiale fu donata da lei stessa già nel 1981 alla Boston University, negli Stati Uniti (ricordiamo che la Fallaci viveva a New York dagli anni ‘90);  parte dei volumi della sua biblioteca è stata donata alla Biblioteca dell’Università Lateranense a Roma (oltre a opere della scrittrice si tratta di libri antichi e di pregio di sua proprietà) e, ancora, parte del suo archivio personale è stata depositata presso l’Archivio della Fondazione Corriere della Sera a Milano.

Il Fondo donato al Consiglio regionale vuol testimoniare il profondo legame con la città di Firenze della scrittrice (anzi dello “scrittore”, come la stessa Fallaci ha voluto far incidere sulla sua lapide al cimitero degli Allori di Firenze, dove è sepolta). Il Consiglio regionale della Toscana, unico ente pubblico tra i possessori di materiale documentario della giornalista, si impegna quindi a custodirlo e a valorizzarlo, affinché sia conservata la memoria e ulteriormente conosciuta la figura di Oriana Fallaci. Ricordiamo anche che nel febbraio 2006, poco prima della sua scomparsa, il Consiglio regionale della Toscana insignì a New York la Fallaci di una medaglia d’oro per la «giornalista e scrittrice di fama internazionale ed eccellente interprete, per coraggio e professionalità, del ruolo di inviato di guerra», come afferma la motivazione, che così prosegue: «Testimone dei conflitti e delle tragedie che hanno segnato la storia del secondo Novecento. Autrice di saggi e romanzi tradotti in più di 30 Paesi che hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti. Come accaduto a molti grandi giornalisti e intellettuali, ha stimolato con le opinioni, dibattiti e confronti di idee».

Al momento esiste solo un elenco di consistenza e si dovrà quindi procedere ad una descrizione analitica della documentazione facendo eventuali rimandi al materiale presente negli altri fondi intestati alla personalità fiorentina. Ma già in occasione della piccola mostra allestita in concomitanza con la giornata del 15 settembre, sono emersi alcuni interessanti elementi utili per ricostruire la vicenda professionale e personale della Fallaci. Ad esempio si è trovata una stesura precedente di Penelope alla guerra dal titolo Una storia da vendere: da un raffronto tra i due testi si può notare come il capitolo 2 della prima versione sia diventato, con alcune modifiche, il capitolo d’apertura del volume poi pubblicato da Rizzoli nel 1962. Ancora: è emersa una dichiarazione inedita, con firma autografa della Fallaci, sul tema degli anticoncezionali e dell’aborto, scritta probabilmente prima dell’uscita di Lettera a un bambino mai nato (1975).

Per saperne di più

Archivio del Consiglio regionale – Fondo Fallaci

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