“Dalla teoria alla prassi”: racconto di un laboratorio archivistico

Otto giorni di attività programmate full time, un obiettivo formativo professionalizzante e un complesso documentario dichiarato di interesse storico particolarmente importante. Su questi elementi il direttivo ANAI sezione Lazio ha strutturato il laboratorio archivistico “Dalla teoria alla prassi”, realizzato nel mese di novembre 2018.

Riservata ai soci juniores, l’iniziativa di formazione informale con la supervisione della Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio, ha voluto avvicinare giovani archivisti alla realtà della professione attraverso la realizzazione di una proposta di intervento archivistico secondo forme e parametri attuali di mercato.
Il laboratorio è stato realizzato negli spazi dell’associazione Archivia, Archivi Biblioteche e Centri di documentazione delle donne, che ha sede a Roma nella Casa internazionale delle donne, che conserva l’importante patrimonio documentario prodotto dall’associazionismo femminile, dalle organizzazioni e dai movimenti femministi a livello nazionale e internazionale nella seconda metà del Novecento.

All’avvio del laboratorio si è giunti ben documentati con i materiali messi in condivisione tra i partecipanti, sia sui passi da seguire nell’intervento che si accingeva a fare in archivio, sia sul fondo specifico che sarebbe stato oggetto del laboratorio. L’introduzione all’istituto di conservazione, al mosaico dei fondi che vi sono confluiti, alla particolare natura di quelle memorie, è stata minuziosamente curata dalla presidente di Archivia, Gabriella Nisticò, in tandem con Giovanna Olivieri, coordinatrice e memoria storica dell’Associazione.

Una volta a conoscenza del contesto storico istituzionale dell’ente conservatore il lavoro ha avuto per oggetto il fondo Centro di documentazione e studi del femminismo italiano – CEDOSTUFE, testimonianza dell’attività svolta dall’ente omonimo ideato nel 1972 per iniziativa di un gruppo di lavoro costituitosi all’interno del Movimento femminista romano di via Pompeo Magno, che è stato uno dei dieci gruppi e associazioni storiche che nel 1983 hanno fondato il Centro femminista separatista (CFS) e ottenuto come sede una parte del complesso del Buon Pastore, divenuta poi Casa internazionale delle donne.

Del fondo era disponibile un elenco di consistenza che ha costituito la base da cui si è iniziato a studiare il complesso documentario.
Da questo studio è emerso che il complesso archivistico è costituito da circa 70 metri lineari di materiale distribuito in quattro grandi armadi, conservato per la quasi totalità (ad eccezione di audiocassette, materiale iconografico, porta floppy e manifesti) in buste con segnature riconducibili alle diverse mani che nel corso del tempo hanno effettuato il condizionamento. Il materiale è composto prevalentemente da materiale a stampa (rassegna stampa, materiale grigio, volantini, ciclostili, manifesti, locandine) e da documentazione amministrativa (corrispondenza, traduzioni, verbali, documenti contabili) riguardante la gestione del Centro e l’attività di formazione. Dopo l’esame del materiale, che ha permesso di individuare all’interno del fondo le serie principali, è stato sviluppato lo schema complessivo ad albero gerarchico della documentazione.

Il tutoring è stato realizzato in staffetta da tutto il direttivo ANAI del Lazio: Patrizia Severi, Susanna Orefice, Gilda Nicolai, Donato Tamblè, Laura Ceccarelli. Per la Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio preziosi gli interventi di Maria Emanuela Marinelli. La descrizione archivistica sulla piattaforma utilizzata dall’Associazione (Lazio '900/ Archiui) è stata curata e illustrata da Nicoletta Valente. Questo ha permesso un'occasione non comune di avere un poliedrico contributo di esperienza istituzionale, accademica, d’impresa, unitamente al punto di vista di chi svolge la funzione di tutela e vigilanza.

Il laboratorio collettivo si è concluso ponendo le basi per il lavoro definitivo. La redazione finale della proposta di intervento è stata svolta a distanza, organizzando tra i partecipanti al laboratorio compiti e tempistiche, condividendo gli stati di avanzamento, limitando il più possibile i momenti di discussione privilegiando la scrittura e l’elaborazione di contenuti, la rilettura e la condivisione del risultato. Così come obiettivo del laboratorio, è stata realizzata una proposta di intervento modulare, dividendo i possibili interventi in fasi separate e progressive - riordinamento, inventariazione e valorizzazione – proponendo così preventivi di spesa e tempistiche differenti a seconda della disponibilità, degli obiettivi dell’ipotetico committente

La fine del percorso, dopo la presentazione la proposta di intervento, è stata l’occasione per una riflessione sull’attività, riprendendo in considerazione e analizzando le fasi di svolgimento del lavoro.

Cosa ha funzionato

È emerso che punto di forza fondamentale per poter ripetere l’esperienza di laboratorio in futuro, è stato la disponibilità e l’apertura da parte dell’associazione Archivia, cui va un sentito ringraziamento, per aver messo a disposizione spazi, inventari, risorse tecnologiche e poi il proprio tempo per rispondere alle domande sul complesso documentario, confortando alcune scelte procedurali. Altro aspetto importante, aver centrato il laboratorio e il progetto anche sulla individuazione dei costi propri degli interventi archivistici, permettendo una puntuale redazione del preventivo, rafforzando la confidenza del professionista sotto il profilo economico e del valore da attribuire al proprio lavoro. Ancora, nella fase dell’analisi del fondo è stato prezioso confrontare le idee dei partecipanti con quelle dei tutor, tutto ciò ha consentito di chiarire molti dubbi, soprattutto per chi ha poca esperienza nel campo. Oltre alla guida dei membri del direttivo Anai Lazio, e della Soprintendenza, è stato proficuo il confronto avvenuto tra i partecipanti. Tramite questi confronti è stato possibile strutturare gli otto giorni di laboratorio, avendo modo di studiare le carte e creare assieme ipotesi di schedatura e fascicolazione del fondo. Altresì interessante è stata la lezione sulla piattaforma Lazio '900/Archiui ancora poco conosciuta ma ricca di potenzialità.

Cosa non ha funzionato

Una delle cose che si ritiene possa aiutare questo tipo di attività formative è il riuscire a coinvolgere un numero maggiore di soci juniores dell’associazione. Si dovrebbe quindi pensare di organizzare i laboratori in periodo estivo, o comunque in un momento dell’anno nel quale gli juniores abbiano più disponibilità di tempo da dedicare ad un corso di questo genere. Inoltre, le giornate del laboratorio andrebbero strutturate con una divisione dei compiti già dal primo giorno, prevedendo un moderatore che partecipi agli incontri in modo che possa gestire le varie fasi del percorso formativo. Una strutturazione più precisa delle giornate può essere utile anche per dedicare del tempo per parlare e mostrare come realizzare tutti gli step previsti per il corretto sviluppo del lavoro senza saltarne alcuno. Giorno per giorno si potrebbe descrivere come si svolge un lavoro di ricognizione o di inventariazione o di descrizione sommaria ecc. Può sembrare che questa cosa rischi di far rallentare lo svolgimento del laboratorio, ma potrebbe essere un’occasione in più per confrontarsi e aumentare anche lo spirito di squadra.

Inutile sottolineare quanto queste attività rappresentino un’opportunità per tutti di raffinare le proprie conoscenze, applicare quanto appreso da docenti e manuali, strutturare relazioni professionali qualificate. Non resta che augurarsi che questa esperienza possa costituire un modello replicabile, migliorabile, e che contestualmente i soci riescano a cogliere l’opportunità di un percorso che si arricchisce sempre e comunque della partecipazione di tutti.

 

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