Studenti in archivio. Le leggi razziali a Vercelli: Cesira Calabresi, Eugenio Treves, Giuseppe Leblis

Il 13 ottobre 2019, in occasione dell'appuntamento nazionale annuale "Domenica di carta", l’Auditorium dell’Archivio di Stato di Vercelli ha aperto le porte alla città presentando una mostra documentaria e uno spettacolo teatrale. L’evento è stato il punto di arrivo di un percorso didattico svolto, in forma laboratoriale, con le ragazze e i ragazzi della classe 1c1 della Scuola secondaria Pertini di Vercelli, durante l’anno scolastico 2018/19.

Una volta al mese la classe ha frequentato la sala studio dell’Istituto e, guidata da insegnanti ed archivisti, ha ripercorso i drammatici anni del Novecento segnati dal regime fascista.
Dopo un’introduzione sulle attività e le competenze istituzionali degli Archivi di Stato e sulla figura professionale dell’archivista, è stato presentato agli alunni il quadro storico-culturale del tempo, con particolare riferimento alla legislazione emanata dal regime fascista per la “difesa della razza”.

Grazie ad una selezione di documenti conservati presso il nostro Istituto gli studenti si sono cimentati in un’autentica ricerca storico-archivistica attraverso l’analisi dei materiali, agevolata dall’utilizzo di strumenti didattici appositamente predisposti, schede d’esercitazione, questionari, risorse bibliografiche, copie fotostatiche e trascrizioni.

Le leggi razziali del 1938 attuate tramite i Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista del 5 settembre e i Provvedimenti per la difesa della razza italiana del 17 novembre hanno avuto vasta applicazione a Vercelli dove era presente un’importante comunità israelitica. Tra le carte della Prefettura, del Distretto militare, dell’Intendenza di finanza, degli archivi scolastici e di fondi privati sono emerse numerose informazioni che hanno consentito di ripercorrere e ricostruire le biografie e le diverse esperienze di vita di tre vercellesi, tutti insegnanti colpiti da provvedimenti di esonero dal servizio.

Suor Maria Consolata, al secolo Cesira Calabresi, nasce a Saluzzo il 28 settembre 1887 da genitori di origini ebraiche. Presto si converte al cattolicesimo e, contro il volere della famiglia, prende i voti entrando nella Congregazione di Carità di Vercelli. Dal 1909 presta servizio all’Asilo infantile “Filippi”, in qualità di educatrice, ruolo ricoperto per un trentennio. Nel 1939 l’istituto la esonera dal servizio perché è da considerarsi di razza ebraica nonostante la conversione. Due mesi dopo però sarà lo stesso consiglio di amministrazione a inoltrare al Ministero degli interni una supplica per il reintegro in servizio della religiosa, adducendo a motivazione “l’affetto popolare” e la stima di cui godeva presso i vertici dell’istituto. La richiesta non viene accolta, ma viene consentito il rientro “purché sia adibita a servizi non attinenti all’insegnamento od all’educazione”. Nel settembre del 1939 la suora abbandonerà l’asilo “Filippi” per lavorare presso l’Ospizio degli Esposti come aiutante “anonima”. Morirà nel 1977.

Eugenio Treves nasce a Milano nel 1888. Nel 1894 si trasferisce con la famiglia a Vercelli, dove frequenta il Liceo ginnasio “Lagrangia”. Ottenuto il diploma nel 1906, frequenta a Firenze l’Istituto di studi superiori, laureandosi in Lettere. Tornato a Vercelli, comincia la sua carriera di docente di letteratura italiana e storia presso l’Istituto tecnico “Cavour”, dove insegnerà per oltre quarant’anni, con una lunga interruzione in seguito ai provvedimenti di dispensa dal servizio voluti dal regime fascista. Alla professione di docente si affiancano spiccati interessi letterari e l’attività di pubblicista, nella quale si cimenta fin dagli anni fiorentini della giovinezza. Già dal 1907 si dedica alla stesura di poesie, racconti e novelle, eccellendo in particolare nella produzione didattica e divulgativa. Partecipa alla compilazione del Novissimo Dizionario della Lingua Italiana in collaborazione con Fernando Palazzi, ma il suo nome non comparirà mai tra gli autori per scelta editoriale. Colleghi ed amici non mancheranno di mostrare il loro apprezzamento per questo suo lavoro, testimoniando la consapevolezza diffusa del suo importante contributo, come si evince dalle missive del suo ricco epistolario, depositato presso l’Archivio di Stato. Dopo l’8 settembre 1943 riesce a sfuggire alla deportazione sfollando in Valle d’Aosta ma il 18 gennaio 1944 tutte le sue proprietà vengono confiscate. Morirà il 19 dicembre 1970.

Giuseppe Leblis nasce a Vercelli il 25 luglio 1873. Studia presso il Liceo ginnasio “Lagrangia”, ottenendo brillanti risultati e successivamente frequenta a Torino la Regia Scuola d’applicazione, laureandosi in ingegneria. Durante gli studi svolge il servizio di leva presso il distretto militare di Vercelli: il ruolo matricolare lo descrive come un giovane di statura media, dal colorito bruno e dai capelli e occhi castani. La sua vita professionale si divide tra l’insegnamento e la libera professione come ingegnere. Fin dal 1923 è iscritto al Partito nazionale fascista. Per diversi anni è presidente della comunità israelitica di Vercelli e ricopre ruoli di rilievo in seno a enti e associazioni di categoria. Viene esonerato dal servizio come docente presso l’Istituto “Cavour” in seguito all’applicazione dei provvedimenti per la difesa della razza. Il 20 dicembre 1943 si consegna spontaneamente alle autorità per l’arresto. Deportato ad Auschwitz, verrà giustiziato al suo arrivo, il 6 febbraio 1944.

Le ragazze e i ragazzi, affascinati dal lavoro d’indagine, hanno deciso di mettere in scena un coinvolgente spettacolo teatrale che, attraverso musica, gesti e parole, ha ripercorso i momenti più salienti delle vicende esaminate. Una parte degli studenti, diretti dalle insegnanti di italiano, storia ed educazione musicale, ha vestito i panni di uomini e donne di un recente passato da non dimenticare, mentre altri si sono dedicati all’allestimento di una scenografia utilizzata come quinta del recital. Su una parete raffigurante una scaffalatura d’archivio sono stati valorizzati, tramite riproduzioni, i documenti ritenuti più significativi.

Per tutto il pomeriggio, in una sala adiacente all’Auditorium, il pubblico, numeroso, ha potuto visitare un’esposizione documentale, curata dai funzionari archivisti, che ha messo in mostra gli originali delle fonti storiche, base e fondamento dell’intero progetto.

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