"Quante storie nella storia": la Settimana della didattica a Piacenza

Dall’8 al 14 maggio 2017 in Emilia-Romagna si è tenuta la XVI Settimana della didattica in Archivio, promossa dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica, dall’Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione e dalla sezione regionale dell’ANAI.

La tradizionale iniziativa si propone di far conoscere, attraverso la partecipazione di archivi di Stato, di enti locali, ecclesiastici e privati, diversi esempi di valorizzazione e divulgazione del patrimonio archivistico emiliano.
L’Archivio di Stato di Piacenza partecipa alla rassegna fin dalla seconda edizione del 2003 e la responsabile della sezione didattica è tra i membri del Comitato scientifico-organizzativo della Settimana, come riconoscimento dell’attività didattica più che trentennale svolta dall’Istituto. Quest’anno la manifestazione è stata aperta il 4 maggio da Archivi express: carte ed esperienze di viaggio, un seminario rivolto ad archivisti, docenti e studenti per trattare il viaggio, sempre partendo dai documenti, da tre prospettive: narrazione anche libera e creativa, conoscenza del territorio e dello spazio anche per creare itinerari storici o tematici, e infine il viaggio nel tempo consentito dalle fonti documentarie, veri e propri strumenti di orientamento in quella navigazione che è la ricerca storica. Nella prima sessione Anna Riva, dell’Archivio di Stato piacentino, e Manuela Veneziani, docente di lettere del Liceo Gioia hanno tenuto la relazione Dalle scritture alla scrittura. Metodi ed esempi di nuove forme di didattica nell’Archivio di Stato di Piacenza, descrivendo quanto sia cambiata l’offerta didattica a partire dagli anni Ottanta, in linea con i mutamenti intervenuti nella scuola e nel panorama archivistico. Dalle indagini di storia quantitativa su base volontaria, svolte da studenti delle scuole superiori sotto la guida dell’allora direttore Piero Castignoli e da alcuni docenti capitanati da Vittorio Anelli, di cui si diede conto nel convegno bolognese del 1986 su «Archivi e didattica», nella seconda metà degli anni Novanta con Gian Paolo Bulla si è passati a laboratori e a visite guidate per intere classi in orario curricolare. Indi, negli anni Duemila c’è stata una profonda riformulazione dell’intera attività didattica, diffusa attraverso un dettagliato Piano dell’offerta formativa che include proposte che vanno dalle elementari all’università. Si è scelto di privilegiare le attività laboratoriali comprendendo le nuove tecnologie e la didattica nell’archivio si è trasformata in didattica dell’archivio. Il principio di base, però, è rimasto lo stesso: l’educazione allo studio rigoroso e filologico delle fonti. Per accordarsi alle nuove esigenze della scuola, e soprattutto degli studenti, si è favorita una didattica attiva che rende gli allievi protagonisti e permette loro di confrontarsi con la realtà della storia e del presente. Non solo, si è cercato di dare spazio anche alle competenze proprie ed originali dei ragazzi, ad esempio in campo tecnologico o artistico, coinvolgendoli maggiormente nel processo conoscitivo.

In questo solco, negli ultimi anni si è portata avanti l’esperienza della scrittura narrativa, che valorizza la documentazione d’archivio, sfociata in alcune pubblicazioni, fra cui tre dei cinque volumi della collana I quaderni del «Gioia». Le buone pratiche, frutto di laboratori in Archivio: Esposti alla vita (Piacenza, Liceo Classico Melchiorre Gioia, 2011) da documenti del Brefotrofio degli Ospizi Civili di Piacenza; Signori, in carrozza! Viaggiatori non per caso (Piacenza, Liceo Classico Melchiorre Gioia, 2013) dai diari di viaggio del marchese Antonino Casati; Maledetta questa guerra sono delle rovina famiglie… (Piacenza, Liceo Classico Melchiorre Gioia, 2015) dalle lettere dei soldati della Grande Guerra.
Nel corso della Settimana 2017 sono state presentate altre iniziative, a partire dai lavori prodotti nell’ambito del laboratorio In signo notarii, scaturito dalla mostra omonima sulla figura del notaio medioevale e sul suo immaginario, che era stata inaugurata il 24 settembre 2016. La classe III AMM del Liceo artistico Cassinari, guidata dalle insegnanti Patrizia Vezzosi e Alessandra Repetti, ha realizzato la sceneggiatura di un film ispirato a un frammento di un contrasto d’amore duecentesco, conservato nell’archivio capitolare della basilica di Sant’Antonino, e ai disegni presenti sulle coperte dei registri notarili del Trecento. La classe III D del Liceo Gioia con le insegnanti Chiara Giublesi e Paola Chiesa ha invece realizzato un e-book sull’immaginario del notaio medioevale con approfondimenti iconografici, storici e letterari.
Il 12 maggio è stata presentata in Palazzo Farnese la prima parte di Giovanni Gagliardi una vita spiata, una graphic novel dedicata alla figura di uno dei primi obiettori di coscienza italiani, Giovanni Gagliardi (1882-1964), nativo di Castelvetro Piacentino, famoso fisarmonicista e innovatore musicale, “scemo di guerra” e confinato politico a Ventotene. Il lavoro di scrittura e poi di illustrazione si è basato su documenti del Casellario politico dell’Archivio Centrale dello Stato, dell’Ospedale psichiatrico di San Lazzaro di Reggio Emilia, dell’Ospedale Psichiatrico, dell’Ospedale Militare e del Distretto Militare di Piacenza letti, schedati e studiati dagli allievi della II C del Liceo Gioia coordinati da Manuela Veneziani e da Anna Riva. E la colonna sonora della lunga vita di Giovanni è stata restituita dall’orchestra della scuola.
Agli studenti che intraprendono un percorso di studio del latino e del greco è riservato da qualche anno il laboratorio Il mestiere del filologo, che li abitua a lavorare sui testi manoscritti anche letterari e che fornisce nozioni elementari di paleografia. Un suo esito è stato Latinitinera, un percorso, effettuato la mattina del 18 maggio, snodato in quattro itinerari alla scoperta delle epigrafi civili e religiose del centro cittadino di Piacenza dal XIII secolo al periodo fascista. Artefice la classe I B del Gioia coordinata da Monica Massari.
Per ultimo, ci preme fare una considerazione generale sul tema dell’offerta formativa per la scuola, che coinvolge, oltre agli studenti, anche gli insegnanti. Il MIUR, con la Direttiva n. 170 del 21/3/2016, nell’individuare le istituzioni che non necessitano di un percorso specifico di accreditamento, in quanto «soggetti di per sé qualificati per la formazione del personale scolastico» (art. 1, c. 5), riporta nell’elenco le istituzioni museali mentre omette archivi e biblioteche, che in verità sono impegnati intensamente nell’attività didattica e nell’assistenza e nella preparazione rivolta agli stessi insegnanti. In tal modo viene fatto carico ai dirigenti scolastici di tutelare i loro docenti, assicurando esplicitamente che il percorso da questi seguito negli Archivi di Stato comprende, quando è il caso, un’attività formativa a loro dedicata. Poiché non sempre i dirigenti hanno questa premura, sarebbe auspicabile un intervento del MiBACT e in particolare della Direzione generale Educazione e ricerca allo scopo di giungere a rivedere gli accordi con il MIUR.

Per saperne di più
Una rassegna degli appuntamenti sulla pagina web dell'Archivio di Stato di Piacenza

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