Digitalizzazione del patrimonio culturale, un convegno

Il convegno Digitalizzazione del patrimonio culturale. Linee guida, standard, esperienze, organizzato dall’Università degli studi di Macerata nei giorni 17 e 18 ottobre 2019, è stato un importante momento di confronto fra i soggetti protagonisti della dimensione digitale dei beni culturali, un nuovo spazio metafisico in cui vivono libri, documenti, fotografie e opere di creatività, con leggi proprie.

Stefano Pigliapoco, direttore del Master FGCAD, e Laura Melosi, direttrice della Scuola di dottorato del Dipartimento di studi umanistici, hanno aperto il convegno di fronte ad un pubblico di circa quattrocento persone, esprimendo la convinzione dell’importanza di accompagnare l’evoluzione tecnologica 4.0 con la conoscenza critica degli studi umanistici, per mezzo di nuove figure professionali. Era presente anche Micaela Procaccia, presidente dell’ANAI, che si è soffermata sulla centralità del tema della digitalizzazione come processo specialistico, che richiede competenze trasversali a molteplici settori disciplinari.

La prima giornata è stata dedicata alla progettazione delle strategie per la digitalizzazione dei beni culturali, che non può prescindere dalla definizione di riferimenti condivisi: linee guida e standard consentono di garantire in modo efficace l’interoperabilità e il governo dei patrimoni digitali. Per il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, Chiara Veninata ha presentato il Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale, realizzato dall’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, e le Linee guida per la pubblicazione e la promozione del riuso del Catalogo generale dei beni culturali, tassello fondamentale nel percorso di realizzazione della Digital library del Ministero. A nome della Direzione generale musei del Mibact, Annarita Orsini ha esposto le iniziative in corso per il “Piano triennale per la digitalizzazione e l’innovazione dei Musei”, un quadro di riferimento organico per adottare strumenti e processi digitali in grado di migliorare la tutela e la fruizione del patrimonio museale. Maria Cristina Mataloni e Oscar Nalesini hanno illustrato il progetto del Servizio Bibliotecario Nazionale SBNCloud, che consentirà a tutti gli istituti della rete di gestire il loro patrimonio bibliografico nello stesso ecosistema digitale di servizi.
Stefano Vitali, dirigente dell’Istituto centrale per gli archivi, ha ricordato la complessità della gestione di un patrimonio frammentato in molteplici centri, come quello archivistico: in futuro sarà necessario cambiare prospettiva e imparare a condividere non solo le descrizioni archivistiche, ma anche e soprattutto le descrizioni dei contesti, per offrire strumenti di autorità da collegare a diversi settori culturali. L’ICAR sta studiando una nuova infrastruttura informatica per recuperare il digitale esistente non fruibile, o perché non pubblicato o a causa dell’obsolescenza tecnologica, come ad esempio l’Archivio storico multimediale del Mediterraneo.

Nella sessione Linee guida, standard, strumenti, Francesca D’Agnelli ha presentato il progetto di digitalizzazione del patrimonio culturale della Conferenza episcopale italiana, realizzato con la piattaforma Beweb; Sabina Magrini l’intervento di catalogazione digitale dell’Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi, sulla base del quale è in corso l’elaborazione delle linee guida per la descrizione del materiale audiovisivo; Lorisa Andreoli le Linee guida per la digitalizzazione del patrimonio culturale del Sistema bibliotecario dell’Università di Padova, che si è dotato di una piattaforma Phaidra per preservare e rendere accessibili in rete le collezioni digitalizzate di diversi ambiti disciplinari. Inoltre Lisa Parolo ha illustrato le attività del censimento nazionale degli archivi di cinema e di video d’autore, realizzato dall’Università di Udine attraverso il progetto VARIA. Per il settore della catalogazione dei beni fotografici dell’ICCD, Alessandro Coco ha spiegato le caratteristiche dello standard International Image Interoperability Framework (IIIF), un ecosistema in grado di garantire l’interoperabilità tra le collezioni di molteplici repository.

La seconda giornata del convegno ha visto la presentazione di esperienze e casi di studio per la digitalizzazione di materiali audiovisivi, sonori, fotografici e cartacei. In apertura, Stefano Allegrezza (Università di Bologna) ha introdotto i lavori ricordando l’estrema attualità degli interventi in programma, di cui diversi realizzati in questo stesso anno; Federico Valacchi (Università di Macerata) ha poi sottolineato come la digitalizzazione sia un modo di ridisegnare la realtà, soggetto al rischio di nasconderla se non attuato in modo consapevole, mentre Pierluigi Feliciati ha offerto al pubblico una riflessione su come la digitalizzazione abbia cambiato la forma dell’informazione. Gli interventi dei relatori hanno accompagnato i partecipanti nella scoperta di laboratori e archivi, mostrando tecniche di cura e digitalizzazione innovative, messe a punto con esperienza, conoscenza e intuizione. Giorgio Balocco ha proposto un videoracconto sui processi di digitalizzazione delle pellicole filmiche di Rai Teche, poderoso sistema di archiviazione in larga parte automatizzato; in pendant Maurizio Prece ha mostrato come opera l’Archivio storico dell’Istituto Luce per la stessa finalità, ma con soluzioni diverse, dovute alle differenti tipologie di supporto filmico. Guido Mesiti e Andrea Maori hanno presentato, invece, con un videoracconto, l’attività dell’Archivio audio-video di Radio Radicale, che contiene documentazione rilevante per la storia politica contemporanea italiana. Sono stati inoltre illustrati i lavori di digitalizzazione dell’Archivio sonoro del Teatro regio di Parma, da parte di Luca Cossettini dell’Università di Udine, e dell’Archivio editoriale multimediale della Città del Vaticano, da parte di Pietro Cocco del Dicastero della comunicazione vaticano.
La strategia di catalogazione e digitalizzazione della Fototeca Zeri è stata presentata da Francesca Mambelli dell’Università di Bologna: il lavoro di Federico Zeri costituisce oggi un atlante fotografico di opere d’arte e monumenti che richiede competenze archivistiche, catalografiche e tecnologiche. Degli aspetti metodologici della digitalizzazione e della descrizione degli archivi fotografici si sono invece occupate Raffaella Biscioni dell’Università di Bologna e Margherita Naim dell’Università di Torino.
Notevole interesse ha suscitato l’intervento di Daniele Lisci, che ha illustrato il modello di workflow messo a punto dalla Biblioteca apostolica vaticana per la digitalizzazione dei manoscritti, utilizzando il formato FITS e lo standard IIIF per la loro conservazione a lungo termine. Giampiero Romanzi ha raccontato l’esperienza di collaborazione della Soprintendenza archivistica e bibliografica dell’Emilia Romagna con gli Uffici tecnici dei Comuni di Bologna e di Rimini, esperienza che ha portato alla redazione delle Linee guida per la digitalizzazione delle pratiche edilizie negli archivi comunali. Infine Dimitri Brunetti ha presentato il progetto di digitalizzazione dei giornali della Regione Piemonte.
Il convegno è stato concluso da Stefano Pigliapoco, che ha annunciato la prossima pubblicazione degli atti e ha raccolto la richiesta da parte dei partecipanti di proporre una seconda edizione del convegno.

Per saperne di più
La registrazione audio dell’intero convegno è disponibile sul sito di Radio Radicale www.radioradicale.it
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giornata del 17 - giornata del 18

 

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