La catalogazione del frammento manoscritto: Manus e le esperienze internazionali

Il software italiano Manus elaborato dall’Istituto Centrale per il Catalogo Unico (ICCU) si è posto, fin dalla sua nascita, come una proposta di norme standardizzate e un concreto strumento di descrizione dei documenti manoscritti conservati in tutte le biblioteche italiane.

Nato come software di descrizione per i manoscritti medievali, in tempi recenti e attraverso mirati progetti di ricerca, viene utilizzato anche per la “normalizzazione” delle descrizioni di altre tipologie di documenti come carteggi, manoscritti moderni, autografi, archivi di persona.

In Italia, la proliferazione di numerose iniziative catalografiche ha portato alla progettazione di software per la descrizione dei frammenti talvolta diversi da Manus che, se da un lato testimoniano un rinnovato interesse per il recupero dei frammenti manoscritti, dall'altro palesano una posizione non troppo chiara sulle linee standard da adottare per la catalogazione di essi, come nel caso di Nuova Biblioteca Manoscritta, il software concepito in seno al progetto Biblioteca italica manuscripta (BIM) e promosso a partire dal 2002 dalla Regione Veneto.

Tra i vari obiettivi perseguiti dal BIM c'è anche il censimento e la catalogazione di tutti i frammenti di codici della Tuscia medievale. L'importanza data al software come alternativa a Manus deriva proprio dal dichiarato intento di farne lo strumento deputato – fra le altre cose – alla catalogazione informatizzata dei frammenti di codici.

Anche nel resto dell’Europa vi sono software dedicati alla catalogazione del materiale manoscritto dai quali ricavare suggestioni e suggerimenti utili.

In Germania fra il 2010 e il 2014 è stata finanziata dalla Verwaltung der Staatlichen Schlösser und Gärten Hessen la Bibliotheca Laureshamensis digital () con lo scopo di ricostruire virtualmente la biblioteca del monastero di Lorsch. La biblioteca virtuale riunisce tutti i manoscritti di Lorsch in forma di riproduzioni digitali e la banca dati interna al progetto raccoglie le descrizioni dei codici e delle raccolte di frammenti che, a loro volta, confluiscono nella banca dati del Südwestdeutschen bibliotheksverbundes (SWB).

Malgrado il progetto della biblioteca virtuale di Lorsch sia un’esperienza locale e non un sistema di catalogazione informatizzata nazionale, esso costituisce un esempio interessante per quanto riguarda l'integrazione delle informazioni tra le banche dati e la struttura delle schede di descrizione relative ai frammenti. Un progetto analogo è stato prodotto sempre in area tedesca dall'Università di Colonia: Codices electronici ecclesiae Coloniensis (CEEC: ). Malgrado CEEC sia più scarno nella struttura e nella resa grafica rispetto al progetto di Lorsch, esso rappresenta un esempio di attenzione destinata alle riproduzioni digitali che forniscono per lo stesso frammento diverse opzioni di lettura.

In Norvegia, dove il fenomeno del frammento manoscritto è molto documentato, l'Università di Bergen e la Bergen research foundation hanno finanziato e promosso, a partire dal 2012 e per una durata di quattro anni, il progetto From manuscript fragments to book history. Frutto di questo progetto sono i Virtual manuscripts: ricostruzioni virtuali dei codici di appartenenza dei frammenti, corredate da schede di descrizione in cui la parte storica prevale su quella descrittiva, in pieno accordo con il tono narrativo dell'impostazione del software. Il caso norvegese è l'unico al momento incentrato sul recupero, la catalogazione e la digitalizzazione dei frammenti manoscritti e per questo motivo costituisce un esempio di attenzione specifica dimostrata nei confronti di essi.

In Svizzera si ricorda e-codices che si pone come una sorta di biblioteca virtuale il cui fine è rendere accessibili tutti i manoscritti medievali, insieme a una scelta di manoscritti moderni, conservati nelle biblioteche della Svizzera. Forte del progressivo e costante aggiornamento, e-codices è un valido strumento sia alla catalogazione che alla fruizione del materiale manoscritto. Pur non nascendo come software specifico per la catalogazione dei frammenti, nel suo database è descritto un vasto numero di frammenti, perlopiù medievali. La piattaforma e-codices somma molti punti di forza dei software disponibili nel panorama europeo, su tutti: l’ampio spazio concesso alle digitalizzazioni e la descrizione codicologica ricca di rimandi testuali che collegano le schede di descrizione alle banche dati di altri istituti.

Sulla base delle tecnologie messe a punto dall'esperienza di e-codices, sempre in Svizzera, l'Università di Friburgo ha sviluppato Fragmentarium. La piattaforma, sviluppata con un software CMS (Content Managment System) che consente di caricare, descrivere e assemblare virtualmente i frammenti manoscritti, nasce con il dichiarato intento di creare una rete di collaborazione tra le istituzioni che conservano collezioni di frammenti. La peculiarità di Fragmentarium è che, oltre a porsi come strumento di consultazione dei dati, costituisce anche una piattaforma di scambio tra studiosi e bibliotecari che lavorano in particolar modo sui frammenti. Il taglio didattico della piattaforma si esprime attraverso una serie di strumenti quali: la possibilità di misurare l'interlinea di scrittura e l'altezza delle lettere; tags e keywords per compiere ricerche incrociate; un tool per l'assemblaggio virtuale dei frammenti e un layout apposito per la redazione di edizioni critiche. Oltre alla biblioteca virtuale, Fragmentarium contiene anche una sezione dedicata ai case studies nella quale sono periodicamente pubblicati studi specifici su alcuni frammenti, corredati da rimandi ad altre banche dati.

L'interesse per la catalogazione e la digitalizzazione dei frammenti manoscritti è vivissimo anche oltre oceano. Negli Stati Uniti si segnala l’iniziativa promossa dalla Biblioteca dell'Università del Mississipi, tra le cui collezioni speciali vi è il fondo Medieval manuscript fragments, composto da una sola decina di frammenti, collocabili tra i secc. X-XV. Il progetto di catalogazione è terminato nel 2011 e anche in questo caso, viene concesso ampio spazio alle digitalizzazioni dei pezzi, a seguito delle quali si trova la descrizione catalografica in cui ogni parola di interesse viene resa linkabile, permettendo così la consultazione della bibliografia di riferimento.

Infine si segnala il progetto Digital base Books within books, la banca dati nata da un progetto europeo del 2007 che intende censire, catalogare e divulgare i testi conservati nei frammenti provenienti da codici in lingua ebraica. Il database, attraverso una serie di link interni, rimanda a database di altri istituti – russi, tunisini, austriaci, ungheresi, olandesi etc. etc. – che hanno reso disponibile la consultazione delle schede descrittive dei frammenti da essi conservati.

Il confronto tra Manus e i software di catalogazione usati in realtà internazionali, fa percepire quanto il software dell’ICCU sia, ad oggi, uno strumento non ancora perfettamente definito nella sua forma e in continuo cambiamento, pur possedendo numerosi punti di forza e potenzialità quali: una fisionomia generalista che consente al software di adattarsi a tipologie documentarie molto differenti tra loro; una grande flessibilità nella catalogazione e un’interfaccia user friendly. Tuttavia la tendenza generalista del software se da un lato favorisce la descrizione di materiali vari, dall'altro rischia forse di appiattire le differenze che stanno alla base di essi, a vantaggio, solo apparente, di un'uniformità di descrizione. Un altro aspetto che differenzia Manus dai software di catalogazione stranieri è quello delle riproduzioni virtuali dei manoscritti: in Manus l’immagine del manoscritto è considerata ancora troppo spesso come un elemento quasi accessorio della scheda di descrizione, quando invece essa è uno strumento fondamentale per lo studio del manoscritto, ma ancor di più per lo studio del frammento.

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