Tra carte e caserme: gli archivi dei Carabinieri Reali (1861-1946)

Il parroco, la maestra, i carabinieri: sono le figure icona che nell’immaginario collettivo rappresentano ogni comune italiano. I carabinieri, così capillarmente radicati sul territorio, hanno condiviso la storia del Paese, dagli arresti di Garibaldi a quello di Mussolini, dalle uccisioni per mano delle truppe occupanti naziste di Salvo D’Acquisto e dei 10 carabinieri martiri delle Ardeatine alla morte del generale Dalla Chiesa. Ma hanno anche contribuito a creare memoria e immagine degli italiani come è riflesso in tanta arte: Verga, Collodi, Sciascia fino a De Sica e De Andrè. Eppure, se gli archivi parrocchiali e scolastici sono stati oggetto di studi sistematici, la stessa sorte non è toccata agli archivi dei Carabinieri.

A rimediare è oggi il volume «Tra carte e caserme: gli archivi dei Carabinieri Reali (1816-1946)» del tenente colonnello dei Carabinieri e archivista Capo della 2a Sezione Documentazione presso l’Ufficio Storico Flavio Carbone, edito nel 2017 nella collana dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa “Istituzioni e fonti militari”. Punto di approdo o punto di partenza? Usando le parole dell’autore, il volume è “un punto di partenza […] che […] possa dare vita a una nuova stagione di riflessioni […] sulla storia della gestione documentaria, e […] sugli istituti di conservazione” degli archivi militari, ma è anche il punto di arrivo di una riflessione durata 15 anni, partita dallo studio della storia dell’Arma per approdare alla storia dei suoi archivi e dei suoi documenti - e alla tesi di dottrato che è alla base di questo volume.

L’autore ha spostato l’asse delle sue ricerche muovendo dalla consapevolezza del bisogno delle istituzioni militari di approfondire questioni poco considerate e conosciute, una mancata sensibilità che ha provocato nel corso dei decenni notevoli dispersioni e scarti indiscriminati, depauperando il patrimonio documentario dell’Arma, e obbligando Carbone a un percorso di scavo tra archivi militari e archivi di Stato.

L’indagine, pur partendo dalla nascita dell’Arma dei Carabinieri con le Regie Patenti di Vittorio Emanuele I nel 1814, si concentra sul periodo dall’Unità d’Italia nel 1861 alla proclamazione della Repubblica nel 1946, a rimarcare il parallelo tra storia dei Carabinieri e storia d’Italia. L’autore nel ripercorre le modalità di tenuta degli archivi correnti dell’Arma cerca e trova i punti di contatto con le stagioni di riforme legislative e regolamentari che dal primo trentennio dall’unificazione hanno tentato di uniformare e governare la produzione documentaria delle istituzioni pubbliche.

Il libro si divide in due parti: il testo e le appendici. Le appendici infatti costituiscono quasi la metà del volume e offrono un repertorio che integra in dettaglio il testo della ricerca.

I primi due capitoli ricostruiscono la storia della produzione e della organizzazione degli archivi in formazione. Sono analizzati minuziosamente gli strumenti di gestione emanati dal Comando centrale per la tenuta di corrispondenza e carteggi d’ufficio: regolamenti, indicazioni per la protocollazione, modelli per i registri di protocolo, titolari per la classificazione dei fascicoli, serie tipologiche. Interessante è l’ultimo paragrafo dedicato alle sorti degli archivi dell’Arma in mani altre: la Repubblica di Salò dopo l’8 settembre (molta parte degli archivi furono distrutti a seguito dei bombardamenti e all’occupazione delle caserme da parte delle truppe occupanti) e il Dodecaneso dal 1923 al 1945 (scarti deliberati seguiti al 1946 hanno ridotto questi archivi a piccoli nuclei). L’autore prende poi in esame alcune funzioni chiave dei Carabinieri (come il personale, le funzioni di pubblica sicurezza e ordine pubblico, e di polizia giudiziaria, o l’amministrazione della matricola) esaminandole dal punto di vista specifico della documentazione necessaria all’attività amministrativa.

Anche se il titolo menziona solo gli anni tra il 1861 e il 1946, nei capitoli successivi si fa un balzo in avanti fino al presente, per concentrarsi sull’evoluzione degli istituti di conservazione, confrontando visione “militare” e visione “archivistica” delle politiche conservative. Si parte dalla prima fase di “celebrazione del mito” con la costituzione nel 1925 del Museo Storico - dove il documento è oggetto museale -, per arrivare alla nascita dell’Ufficio Storico nel 1965 che sancisce un cambio di rotta verso una concezione più moderna dell’archivio storico. Carbone sottolinea però come il cambio di rotta ha stentato a decollare fino alle soglie del nuovo millennio. Il volume infatti si chiude con l’apertura a tutta una serie di progetti che l’autore auspica di sollecitare e di veder realizzati, come maggiori azioni di salvaguardia e versamento degli archivi delle innumerevoli stazioni locali, e più in generale politiche di conservazione maggiormente sistematizzate.

Chiudono il volume le appendici: “Gli strumenti per la comunicazione interna” e ”Appendice documentaria”. In particolare quest’ultima costituisce una voluminosa raccolta di riproduzioni e trascrizioni di regolamenti, circolari, titolari di classificazione per la tenuta degli archivi dal 1834 al 1944.

Il testo di Flavio Carbone, attraverso una approfondita ricerca archivista e un’operazione analitica di repertoriazione di atti, ha il merito di aver messo in luce come anche gli archivi militari come quello dell’Arma con le sue numerose lacune non sono sempre il frutto di un desiderio di occultamento degli arcana imperii ma di una prassi amministrativa che rispecchiava nell’Arma come in altri uffici pubblici una visione della realtà e della condivisione sociale della memoria (come ben evidenzia il prof. Giovanni Paoloni nella Premessa).

 

Flavio Carbone, Tra carte e caserme: gli archivi dei Carabinieri Reali (1861-1946), Stato Maggiore della Difesa, collana Istituzione e Fonti militari, 4, Roma 2017, ISBN: 9788898185290, p. 725

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