Sì, la vita è tutt’un quiz

La radio trasmette una canzone. «Sì, la vita è tutt’un quiz, e noi giochiamo, e rigiochiamo, perché noi non ci arrendiamo fino a quando non vinciamo [...] e se indovini quante emozioni, perché è col quiz che ci danno i milioni». Ascolto le parole mentre mi preparo per un appuntamento importante. Ricordo che si tratta della sigla di Indietro tutta!, fortunatissima trasmissione di Renzo Arbore. I milioni erano milioni di lire, ed eravamo nel XX secolo. La canzone prosegue, entro ed esco dalla stanza, colgo distrattamente altre parole «è col quiz che risolviamo i problemi che abbiamo». Sembra che Arbore parli di me. Spengo la radio. Vado. Incrociamo le dita. Oggi inizia la prima prova selettiva del concorso per 500 funzionari indetto dal Mibact.

Di questo concorso e delle sue modalità ne hanno parlato in molti ma, secondo me, Arbore sapeva già tutto nel 1987. Qualche riflessione.
Come sottolinea l’ANAI nel comunicato del 22 luglio 2016, «Le naturali perplessità sull’utilizzo del quiz come elemento valutativo attitudinale e l’amara consapevolezza che una fase così delicata di pre-selezione sia definita esclusivamente da parametri del tutto estemporanei (buona memoria e tempo a disposizione) tralasciando invece esperienza, capacità e conoscenze specifiche hanno spinto molti e tra questi l’Associazione nazionale archivistica italiana a interrogarsi seriamente sulla qualità della scelta compiuta».
«Lei confonde il Patrimonio culturale con questo Bignami tascabile»: con toni decisamente più aspri si è espresso il professor Sergio Tanzarella della Facoltà teologica dell’Italia meridionale in una lettera aperta al ministro Franceschini, dando il la a una serie infinita di accesi contributi.

Di sicuro la memoria ha un ruolo preponderante in questo esame, dato che «in nessun caso le domande consentono di poter attingere a un ragionevole bagaglio di cultura generale, che aiuti a inquadrare un fenomeno o un personaggio storico o un evento significativo», come si legge nel comunicato ANAI. Oltretutto, per quanto riguarda specificamente la disciplina archivistica «nelle migliaia di domande previste solo 5-6 hanno a che fare con la disciplina, segno inequivocabile e illuminante delle condizioni di isolamento e della marginalità in cui vivono gli archivi all’interno dello stesso Ministero e nella pubblica amministrazione, dato che a una struttura pubblica è stato affidato il compito di gestire l’attività specifica di preparazione dei test incriminati».

A quanto pare, inoltre, le domande non solo sono quasi tutte di storia dell’arte, «pochissima archeologia, praticamente niente per bibliotecari e archivisti – la parola “archivio” ricorre 6 volte su 1.400 [...])» ma, a detta di Tomaso Montanari sono «soprattutto bizzarre, irrilevanti, irte di errori, talvolta con tutte e tre le risposte sbagliate. E con definizioni copiate di peso da Wikipedia o da altre pagine web».
E sulla linea dell’inesattezza prosegue Vittorio Emiliani: «“I banchi lignei (plutei) della Biblioteca Michelangiolesca a Firenze furono realizzati? A) da Giorgio Vasari, B) da Baccio Bandinelli, C) da Giovanni Battista Tasso e Antonio di Marco Giano detto il Carota”. Sbalordimento. Tutte e tre le risposte sono sbagliate».
Certo, «dispiace molto che un’occasione di questa portata, anomalia virtuosa rispetto ad anni di abbandono e tagli drastici e generalizzati, trovi esiti così inadeguati agli obiettivi ambiziosi del bando e ad un’azione ministeriale che ha comunque portato un notevole accrescimento delle risorse finanziarie del Ministero» (comunicato ANAI).

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