Gli archivi nel web ai tempi della quarantena #igiornidellapandemia

La possibilità di consultare nelle pagine riservate del MiBACT le statistiche degli accessi ai siti ospitati sul server del ministero mi ha suscitato la curiosità di proseguire l’analisi sulle uscite nel web degli istituti archivistici avviata per il Dantedì e ampliarne l’osservazione, prendendo in esame l’andamento della frequentazione dei siti web.

Tra gli istituti di cui il MiBACT fornisce le statistiche ho selezionato quelli che hanno partecipato al Dantedì, dimostrando così il loro interesse a comparire nei social, e ne è risultato un gruppo di 16 istituti, che comprende l’Archivio centrale dello Stato, la Soprintendenza archivistica e bibliografica della Campania e Archivi di Stato di Alessandria, Cosenza, Genova, La Spezia, Milano, Pavia, Pesaro-Urbino, Ravenna, Roma, Salerno, Verona, Viterbo. È un campione assai limitato ma abbastanza rappresentativo perché riunisce istituti grandi, medi e piccoli di diverse regioni italiane.
Un dato risulta evidente fin dalla prima rapida consultazione delle statistiche e mi sembra interessante riportarlo. In prima battuta: nel mese di marzo si registra in tutti i siti presi in esame un calo rispetto ai due mesi precedenti nel numero complessivo di visitatori, tranne nei pochi casi di cui dirò più avanti.
Restringendo l’indagine a quello che era stato il mio obiettivo iniziale, mi sono poi interrogata sulla risposta di pubblico all’iniziativa del Dantedì, e sono passata alla verifica dell’andamento delle visite nei giorni dal 24 al 26 marzo, stabilendo un confronto con la media delle visite giornaliere per l’intero mese di marzo. Ho potuto così individuare i siti che in corrispondenza dell’iniziativa registrano un incremento di visite significativo e ho ripreso in esame le proposte di alcuni di loro, per interrogarmi sulle indicazioni che si possono ricavare dal successo che hanno riscosso.
Al primo posto si colloca il risultato raggiunto dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica della Campania, che ha aperto una pagina Fb da appena un anno (29 marzo 2019) ma può già contare su 1.964 utenti che seguono la pagina. In preparazione al Dantedì ha invitato il suo pubblico a registrare la propria lettura di un passo di Dante. Il video con i contributi raccolti, della durata di 8 minuti, ha ottenuto 5.552 visualizzazioni e 71 Mi piace, mentre la media dei visitatori del sito nel mese di marzo, non altissima (89 al giorno) si è quasi triplicata nei giorni 26 e 27 marzo, con rispettivamente 219 e 203 visitatori, ed è rimasta molto alta fino alla fine del mese, con 168 visitatori il 28, 215 il 29, 146 il 30 e infine 144 il 31. Conseguenza di questo successo è l’aumento in controtendenza del totale dei visitatori del mese: 1.346, con un netto incremento rispetto ai 1.271 di gennaio e ai 1.044 di febbraio.
Anche l’Archivio di Stato di Genova registra ottimi risultati riguardo sia all’andamento dei visitatori che alle visite al sito, dove nella sezione “mostre virtuali” offre qualche anticipazione della mostra su Dante e la Liguria, in preparazione per la primavera 2021, che sarà dedicata ai manoscritti danteschi conservati o prodotti in Liguria e ai personaggi liguri citati nella Commedia. Su una media mensile di 183 visite al giorno, il 24 marzo il sito registra 297 visite, che diventano 335 il 25, 256 il 26 e 215 il 27, per un totale di 2.853 visitatori nel mese di marzo a fronte dei 2.436 a gennaio e 2.419 a febbraio.
L’Archivio di Stato di La Spezia è un istituto di minori dimensioni, che non ha una pagina fb e il cui sito raggiunge una media mensile di visitatori certamente bassa (20 visite) ma conserva un documento di sicuro interesse che ha potuto esporre per il Dantedì, sia pure con una presentazione grafica piuttosto dimessa: le tabulae della pace sancita nel 1306, in cui Dante gioca un importante ruolo di mediatore. Il numero dei visitatori giornalieri è schizzato a 74 il 24 marzo, 115 il 25 e 75 il 26, per poi mantenersi ancora a 46 il 27, mentre il totale nel mese raggiungeva quota 486, quasi raddoppiando i 273 di gennaio e i 237 di febbraio.
Anche l’Archivio di Stato di Ravenna vede un aumento consistente del numero dei visitatori (114 su una media mensile di 79), attirati da una mostra virtuale che offre una selezione di documenti del fondo della Prefettura relativi ai lavori di sistemazione della “Zona del silenzio”, una porzione del centro storico dove ha sede la Tomba di Dante – il tempietto neoclassico progettato da Camillo Morigia nel 1780-1781 per ospitare le spoglie mortali del sommo Poeta –, frutto di una serie di interventi urbanistici condotti fra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso e inaugurata nel settembre 1936. Questo buon risultato, tuttavia limitato al solo 25 marzo, non controbilancia l’andamento negativo del mese, che registra un calo di visitatori rispetto ai due mesi precedenti.
Riscuote un buon successo di pubblico anche l’Archivio di Stato di Pesaro-Urbino che quasi raddoppia la media mensile di 72 visite, portandole a 114, e la triplica il 26, con 236 visite, grazie alla presentazione di alcuni documenti relativi a Focara, un promontorio tra Pesaro e Cattolica, noto ai marinai per i venti particolarmente insidiosi e spesso luogo di naufragi, che Dante menziona nel XXVIII canto dell'Inferno «poi farà sì, ch’al vento di Focara non sarà lor mestier voto né preco». Nel mese di marzo il sito registra 1318 visitatori, totale in netto recupero se paragonato ai 973 di febbraio ma inferiore rispetto ai 1504 di gennaio.
L’ultimo istituto che vogliamo prendere in esame è l’Archivio di Stato di Viterbo, che ha incontrato l’interesse del pubblico con un video di 4 minuti che ha raccolto 426 visualizzazioni. In esso un attore, solito a collaborare con l’istituto in occasione di eventi culturali, recita alcuni versi del canto XII dell'Inferno, dove si ricorda un episodio cruento avvenuto in quella città. Rispetto alla media giornaliera di 88 visitatori, il sito ne ha contati 126 il 24 e 118 il 25, ma anche in questo caso il totale dei visitatori del mese di marzo è in netto calo rispetto ai due mesi precedenti, poiché si ferma a quota 1.691, mentre nel gennaio aveva registrato 2.105 visitatori e nel febbraio 1.813.
I pochi dati fin qui riportati, frutto peraltro di un’indagine svolta su un campione tanto ridotto, non permettono di trarre delle conclusioni ma consentono di avanzare qualche suggerimento.
In via preliminare vorrei tornare sulla prima indicazione che ho tratto dalla consultazione delle statistiche: il calo di visitatori nei siti degli istituti archivistici durante il mese di marzo. Per averne la conferma ho esteso l’indagine ad altre quattro soprintendenze e quattordici archivi di Stato, prendendo in esame in totale un campione di cinque soprintendenze e ventotto archivi di Stato: nella maggior parte dei loro siti ho riscontrato una flessione delle visite, in alcuni marcata, in altri di minore entità, talvolta presente già nel mese di febbraio. Il dato certo è che la forzata permanenza a casa e la spinta verso il digitale che ne è conseguita non ha portato ad un aumento di visitatori nei siti archivistici. Proseguendo l’indagine per la prima metà del mese di aprile, si nota una ripresa diffusa che non raggiunge mai picchi ma si stabilizza all’altezza dei due primi mesi dell’anno, come se gli utenti abituali fossero tornati, dopo un’iniziale confusione.
Ritornando invece all’analisi dei dati che quantificano il riscontro del pubblico alle iniziative per il Dantedì, è da segnalare che in molti dei siti in cui si registra un’impennata nel numero delle visite, questa si prolunga anche nel giorno e talvolta nei giorni successivi. Può essere conveniente, quindi, non affannarsi a proporre ogni giorno un nuovo post sulla pagina Fb ma dedicare più tempo a confezionarne di ben fatti, da pubblicare con un ritmo più diluito. E con questo passiamo all’indicazione più importante che mi sembra ancora confermata dall’esemplificazione che ho riportato, un chiaro segnale di come sia conveniente puntare alla qualità dei contenuti, evitando proposte estemporanee e affidandosi invece a documenti frutto di ricerche mature, dei quali eventualmente curare una nuova e più efficace presentazione.

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